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Meno occupate, più precarie

Nel periodo gennaio 2008-settembre 2009 ci sono state oltre 18mila 600 nuove assunzioni (in gergo tecnico “18.655mila attivazioni”) nella metà dei casi si trattava di donne (48%, contro il 52%  di nuovi assunti uomini) e – analizzando la tipologia di contratti – quelli a  tempo determinato rappresentano l'istituto più utilizzato con oltre 10 milioni di attivazioni, delle quali il 55,7% rivolte alla componente femminile (55,7% di attivazioni  contro il 57,9% di quelle a carico di uomini). Solo un terzo delle assunzioni è a tempo indeterminato  (pari al 21.7% delle attivazioni) con un differenziale di genere di circa 5 punti percentuali a favore degli uomini (24.2% contro 19.2% delle donne). Sono questi alcuni dei dati registrati dalle comunicazioni obbligatorie (comunicazioni che tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, devono trasmettere in caso di assunzione, proroga, trasformazione e cessazione dei rapporti di lavoro) e raccolti in un documento appena pubblicato dal Ministero per il Lavoro.  Che ci dicono che le donne entrano meno degli uomini nel mercato del lavoro – anche se orami c’è piena parità nei titoli di studio ottenuti, se non un vero e proprio sorpasso – e più spesso degli uomini sono “precarie” cioè con contratti a termine. Che di per sé non sarebbe male, se fosse una scelta legata ad esigenze di flessibilità. Ma che qui ha più l’aria di un “differenziale di genere” – citando parola per parola il Ministero –  di natura strutturale. L’amara consolazione è che tra i licenziamenti di persone assunte a tempo indeterminato e poi licenziate (3,8 milioni di “risoluzioni di rapporti di lavoro”), due terzi sono uomini. Se si vuole vedere il bicchiere mezzo pieno significa che quando un datore di lavoro ci assume, ci sappiamo far apprezzare; se si vuole vederlo mezzo vuoto significa che – essendo pagate mediamente di meno – non siamo un costo rilevante per l’azienda che deve “tagliare”. Anche in tempi di crisi il mercato del lavoro è quindi “piuttosto dinamico”,  spiega il rapporto. Sarebbe interessante capirne le dinamiche interne relative all’occupazione femminile. Questo il link del rapporto