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Riflessioni

Sono rimasta a casa una settimana, in vacanza ma a Milano. E ho osservato dall’esterno la mia vita quotidiana, senza esserne pero’ travolta. In casa ho pensato più volte “certo se li facessi io i mestieri li farei meglio della mia colf”. Il pomeriggio ho colto tanti piccoli momenti con i miei figli, che mai avrei visto: la loro dialettica, i momenti di stanchezza, le richieste d’attenzione. E mi sono detta “certo, se ci fossi il pomeriggio, li seguirei meglio”. Insomma, guardare da fuori la propria vita e pericoloso! Mi sembra di averne dato un buon pezzo in “outosourcing” in cambio di una presunta realizzazione personale, di una crescita professionale che pero’ non sempre mi sono cosi chiare. Evidenti invece gli sforzi fatti per raggiungerle, una meta che ogni volta si allontana. Sara’ un momento di buriana…a voi capita? Che fate in questi casi?

  • Paola |

    Ciao Anna,
    Da convinta sostenitrice dell'”Italia fatta in casa”, da ferma oppositrice all’ingresso di qualsiasi colf in casa mia (ebbene sì, ce la cavo totalmente da soli, io e il “marito alpha”), nonché da ormai risaputa oppositrice della delega dell’allevamento dei figli a terzi – nonni, tate o asili che siano – non posso che comprendere le tue riflessioni. Il bello è cominciare a pensare che occuparsi di tutto questo non debba necessariamente essere alternativo ad avere una vita professionale degna di questo nome. Sono tanto monotona se ripeto che la parola magica è “flessibilità”?
    Paola

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