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Paternità e pari opportunità

Domani e dopo a Maastricht una due giorni di riflessioni sul ruolo dei padri all’interno del nucleo famigliare e un’analisi del rapporto tra paternità “attiva” e pari opportunità. Molte donne infatti non considerano la “conciliazione” – cioè una miglior divisione dei tempi tra vita professionale e privata, appunto per “conciliare” – come positiva, sostenendo che è una via a senso unico: è solo la donna a dover sacrificare tempo, denaro e carriera perché è a lei sola che si riconoscono onori ma anche oneri della genitorialità. E, in base a questo approccio, un ruolo più attivo e partecipativo del padre potrebbe permettere di non dover scegliere, di non dover “sottrarre” un po’ di tempo di qua e di là ma di poter condividere tra i due genitori in maniera equa i carichi di lavoro famigliare. Questa l’anima dell’incontro – che seguirò a distanza e mi riprometto di “ricostruire” intervistando magari alcuni dei relatori o facendomi mandare le loro presentazioni – : le attuali politiche di promozione della paternità “attiva” in Europa e i cambiamenti culturali necessari. Voi cosa ne pensate? Scarica FATHERHOOD AND EQUALITY POLICIES


Io credo che sia giusto che entrambi i genitori siano coinvolti attivamente nella vita famigliare – rompendo il modello del “patriarca” che lavora per sfamare la famiglia ma a casa non alza un dito e si siede in poltrona, per capirci – e infatti chiamo con affetto mio marito “marito alpha” perché davvero fa di tutto – a volte meglio di me – in casa e con i bambini. Ma ho anche una vena di “classicismo”: per me la mamma è sempre la mamma – anche solo biologicamente, e in questo vedo con orrore altre forme “transgeniche” di riproduzione – e sono convinta che a volte è solo lei a poter fare certe piccole cose. Non dico vestirli, accompagnarli a scuola o portarli tra sport e festicciole, ma parlo di una carezza al momento giusto, di due chiacchere un pomeriggio un po’ complicato e così via. Per questo credo che è nel nostro dna ad un certo punto dover scegliere: non “dentro” o “fuori” dal mercato del lavoro, ma ritagliare un po’ di tempo dal lavoro per i figli, questo sì. Mi tornano sempre in mente le parole di Stefania Brancaccio – nominata cavaliere del lavoro grazie alle capacità imprenditoriali dimostrate alla giuda della Colmo- : “La soluzione non è mascolinizzarsi”!  Non è voler stare 10 ore in ufficio perché questo è il modello vincente per fare carriera che ci hanno trasmesso i nostri capi (maschi) e colleghi (maschi). Proviamo a cambiare le regole del gioco!