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Più crisi, più tempo pieno

Venerdì scorso – presentando anche l'attività della Consigliera di Parità – il Ministero del Lavoro ha commentato alcuni dati sull'occupazione femminile. Tra i molti numero già noti, un paio mi hanno però sorpreso. Il primo è che in un momento di crisi, se negli Stati Uniti per evitare il licenziamento si è fatto ricorso al "flexible downsizing" – cioè alla riduzione degli orari di lavoro e ad una maggior flessibilità – in Italia gli occupati con orario di lavoro a tempo parziale non solo sono diminuiti (-1,9%) ma sono diminuiti in maniera maggiore rispetto  a quelli a  tempo pieno (-1,6%).  Evidentemente nel nostro Paese il concetto di flessibilità positiva, cioè non come sinonimo di precarietà ma di opportunità di lavorare per obiettivi, avendo come parametro l'efficenza e non il presidio aziendale, stenta ancora ad affermassi. Scarica DONNE E MECATO DEL LAVORO 2010

I dati sono dell'Istat e si riferiscono al 2009, chissà se ne corso di quest'anno qualcosa cambierà. L'altra cosa che mi ha stupito è il numero di infrazioni nei confronti delle lavoratrici madri: Nel 2009 sono raddoppiate le violazioni amministrative in ordine alla tutela economica delle lavoratrici madri, 406 a fronte delle 242 del 2008 (+67%); e sempre nel 2009, si sono registrate 613 ipotesi di reato in ordine alla tutela fisica delle lavoratrici madri, a fronte delle 240 del 2008 (+155 %). Peccato che il Ministero non dia ulteriori dettagli su questi dati e non si capisca quanti di queste "violazioni amministrative" riguardino per esempio forme di mobbing o discriminazione al rientro dalla maternità, che spesso portano alla fuoriuscita dal mercato del lavoro. A livello regionale i dati sulle dimissioni delle madri nel primo anno di vita del bambino per esempio sono aggiornate con regolarità – la Lombardia le sta per pubblicare – ma che io sappia non esiste un'analisi dei dati a livello nazionale. Altro dato che sarebbe molto interessante avere anche a livello nazionale – in altri Paesi c'è – è il tasso di occupazione materna cioè delle donne con figli, per numero di figli e per età dei figli: secondo me riflette molto bene la capacità di un Paese di saper valorizzare le proprie risorse e la capacità del mercato del lavoro di adattarsi alle esigenze del lavoratore che cambiano in base ai diversi periodi della vita. Gli unici dati diffusi dall'Istat sono relativi al tasso di abbandono delle donne con figli (29% circa, ovvero una mamma su tre molla il lavoro) ma non si parla di un altro spinoso problema quello del tasso di "re-inserimento" quando i figli crescono. In base ai dati Ocse mentre all'estero quando i figli hanno più di tre anni il tasso di occupazione si riallinea con quello "pre-maternità", in Italia resta molto più basso di quel già misero 46,4%. Cioè il gap occupazionale – periodo di non lavoro  – o di rallentamento dei ritmi di lavoro legato alla maternità viene associato ad una "condanna" di non ritorno. 

  • stefania |

    spaventoso! Avanziamo come i gamberi….grazie anna e buon lavoro

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