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Mamme disoccupate? Colpa di orari di lavoro e cultura

Oltre la metà delle donne inattive sarebbe disposta – anzi vorrebbe – tornare al lavoro ma con orari flessibili, ad esempio con un part-time (fino a 25 ore la settimana). E la voglia di rimettersi in gioco si traduce anche in una flessibilità retributiva: il 38% accetterebbe un lavoro con un reddito netto tra i 500 e  1000 euro al mese. Come dire: fammi lavorare e ti dimostrerò quanto valgo. E' questo l'identikit delle donne inattive italiane, mamme e non,  tracciato dall'Isfol, l'Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori in un documento appena pubblicato (vedi allegato) Scarica Isfol madri lavoratrici


L’indagine dell’Isfol sui fattori determinanti l'inattività femminile, condotta su un campione rappresentativo della popolazione di donne fra i 25 ed i 45 anni, mira a far luce sulle cause della bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro. La ricerca ipotizza la presenza di numerosi elementi che concorrono al fenomeno: fattori di ordine economico, sociale e culturale. I risultati indicano che la cause dell’inattività femminile ruotano principalmente attorno alla famiglia (divisione dei compiti tra i coniugi e carichi di lavoro legati alla cura dei figli e dei parenti non autosufficienti), al modello di welfare (carenza di servizi per l’infanzia, presenza di reti familiari e informali) e all’organizzazione del lavoro (bassi livelli di conciliazione tra lavoro e famiglia, rigidità degli orari di lavoro). L’indagine ha permesso inoltre di evidenziare anche gli elementi di natura culturale che non favoriscono il lavoro delle donne. La presenza di figli (soprattutto nella fascia d’età 0-5 anni), il grado e le modalità di divisione del lavoro di cura con il partner, l’assenza di un aiuto nella gestione della casa e il possesso di un basso titolo di studio caratterizza principalmente le donne inattive. I dati mostrano una minore presenza di inattive fra le donne maggiormente istruite, ma anche una diversa incidenza della inattività posseduto nelle diverse aree territoriali rispetto al titolo di studio posseduto.