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L’Ocse boccia la scuola italiana

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Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che ha appena pubblicato il rapporto annuale sulle spese per l’istruzione, l’Italia è quasi fanalino di coda: è penultima nella quota di Pil dedicata al settore, con il 4,5% di spesa contro il 6,2% della media dei Paesi dell'area.  Eppure – argomenta il rapporto – garantire una buona istruzione universitaria è un investimento profittevole sul lungo periodo: chi ha una laurea mediamente è meno toccato dalla disoccupazione (vedi grafico a fianco) e – avendo accesso a lavori più qualificati e meglio retribuiti – diventa anche un contribuente più importante per il fisco, senza contare che persone "in gamba" sono un asset importante per la competitività di un Paese. I genitori che hanno figli a scuola sanno che il dibattito è più che mai aperto.


Si legge nel rapporto (che potete trovare a questo indirizzo: http://www.oecd-ilibrary.org/education/highlights-from-education-at-a-glance-2010_eag_highlights-2010-en): ""With demand for tertiary courses rising, according to analysis in this year’s edition of Education at a Glance, public resources invested in university education also pay off handsomely by bringing in additional tax revenues.On average across OECD countries, a man with a tertiary level of education will generate USD 119 000 more in income taxes and social contributions over his working life than someone with just an upper secondary level of education. Even after taking account of the cost to the public exchequer of financing degree courses, higher tax revenues and social contributions from people with university degrees make tertiary education a good long-term investment. Net of the cost of degree courses, the long-term gain to the public exchequer averages USD 86 000 in OECD countries, almost three times the amount of public investment per student in tertiary education. ".
Ogni anno il documento si arricchisce di nuovi indicatori che analizzano e confrontano lo stato dell’istruzione ai diversi livelli dei rispettivi sistemi scolastici, adulti compresi, da un punto di vista quantitativo. Oltre alla percentuale della spesa per l’istruzione sul prodotto interno lordo, a rivelare in che condizioni è l’istruzione anche il numero degli stranieri iscritti all’università, il numero di ore di insegnamento dalle primarie alle secondarie superiori, gli stipendi dei docenti e il numero di allievi per classe. Nella scuola primaria il costo salariale per studente, è 2.876 dollari, 568 dollari in più della media Ocse, ma il salario medio dei docenti è inferiore di 497 dollari alla media Ocse che è di 34.496 dollari. A spingere in alto i costi sono le maggiori ore di istruzione (+534 dollari), il minore tempo di insegnamento (+202 dollari) e le dimensioni delle classi (+330 dollari).  Insomma, c'è molto da fare ma la soluzione – e il rapporto lo precisa – non è di per sè solo quella di aumentare gli investimenti, senza ripensare l'organizzazione stessa del sistema all'interno dei Paesi Ocse. Dal 13 al 15 settembre l'organizzazione ha aperto un dibattito pubblico sul tema, dal titolo emblematico: "Doing more with less".