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Meritrocazia? No clonazione

"Non vogliamo che le donne sia scelte pro quota,  ma per merito". Così Monica Pesce, fondatrice e instancabile animatrice della Pwa (Professional Women Association) ha introdotto un nuovo workshop del progetto "Ready for board women". Che intende valorizzare competenze e professionalità al femminile per promuovere una maggior rappresentanza delle donne nelle stanze dei bottoni. Eppure dalla ricerca presentata oggi in Bocconi – preparata dall'Osservatorio sul diversity management – emerge proprio che non è solo il merito a portare una persona nel Consiglio di amministrazione di un'azienda. Se così fosse, non si spiegherebbe l'assenza di donne: sono mediamente più giovani, ma meglio istruite e con pari esperienza all'estero e in altri ruoli di coordinamento rispetto ai candidati maschi. Che però sono più bravi a "rivendersi", rinegoziando ogni volta al rialzo la propria posizione – hanno cambiato mediamente due città prima di essere nominati e, nel 45% dei casi, anche tre aziende – e più attenti a intessere un network di relazioni utili, di quelle "che contano". Commentando la ricerca, Simona Cuomo e Adele Mapelli, coordinatrici dell’Osservatorio hanno spiegato: “le dinamiche di inclusione nei cda sono caratterizzate da una forma di clonazione: si recluta chi è già simile, ossia ha competenze ed esperienze simili a quelle già presenti nel cda.


"Ciò significa – hanno agguinto – che, non solo le donne sono poche nei board, ma vengono reclutate se hanno caratteristiche più simili a quelle degli uomini. Uno schema ‘maschile’ di scelta che ha diversi aspetti negativi. Innanzitutto, è più limitante per le donne, laddove per esempio punti molto sulle esperienze di mobilità e sul networking, aree tradizionalmente meno sviluppate nelle carriere femminili. Ma soprattutto, crea gruppi molto omogenei all’interno dei cda, “gruppi che”, sottolinea Simona Cuomo, “proprio a causa della loro poca eterogeneità tendono a produrre meccanismi di groupthink, cioè di omologazione al pensiero degli altri membri del team, che quando si affrontano compiti complessi e sfidanti, può diventare un limite. Una pluralità di competenze ed esperienze potrebbe invece aumentare la qualità e l’efficacia dei processi di decisione dei board”.

  • Antonino Barbera Mazzola |

    Le quote non sono un regalo a donne “poco meritevoli”, ma uno strumento (rozzo, ma potenzialmente efficace) perché le donne possano cominciare a competere alla pari nonostante tutti gli svantaggi che hanno nel mondo del lavoro: discriminazione, legislazione non esattamente perfetta riguardo maternità e paternità, la menzionata tendenza a reclutare chi ti è simile. Sarebbe bene si cominciasse dal parlamento e dai consigli regionali, anche perché a differenza dei consigli di amministrazione non richiedono esperienze pregresse eccessivamente specifiche.

  • ish11 |

    Credo che sarebbe il caso d’iniziare a ridurre il tasso d’ipocrisia nell’affrontare l’argomento pari opportunità. Per l’ennesima volta l’analisi ribalta la prospettiva fornendo un’interpretazione dei fatti mistificante. Nessuno nega che ci siano ancora molti ostacoli alla realizzazione di una piena parità sui luoghi di lavoro (limitiamoci a questi in questa sede). Tuttavia la ragione per cui gli uomini cambiano più spesso lavoro è che, specialmente nelle fasi iniziali della carriera, le opportunità loro offerte per raggiungere quei ruoli di coordinamento che, con lo stesso diritto delle donne, ambiscono sono di gran lunga inferiori a quelle che invece sono proposte alle donne. Si preferisce di solito relegare gli uomini, non di rado anche quando mostrano spiccate doti gestionali e di coordinamento, in ruoli puramente operativi in cui le loro capacità tecniche vengono sfruttate e le loro capacità manageriali mortificate. Coloro che ne hanno la possibilità finiscono per fuggire ma poichè il meccanismo tende a reiterarsi nel ruolo successivo devono attraversare almeno un paio di deserti per arrivare a veder riconosciute quelle doti la cui piena realizzazione costituisce, per alcuni, l’unica via per una soddisfacente vita professionale.

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