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Le donne il vero futuro dell’Italia

Molto bello l'editoriale di oggi sul Corriere della Sera di Dario di Vico, che – a commento della fotografia scattata dal Censis di un'Italia disillusa e priva di nuove energie – sostiene come le donne siano il vero elemento di forza  e di potenziale innovazione nel nostro Paese. Perché – spiega – sono preparate, motivate a lavorare dando il meglio di sè, spinte da una voglia di "riscatto" positivo che ha in sè nuovi ideali e progetti per il futuro. Esattamente quello che – sostiene il Censis – manca al Paese nel suo complesso. Il giornalista cita come possibile snodo la proposta di legge, approvata alla Camera solo due giorni fa, sulle quote rosa nei Cda delle società quotate. Un correttivo necessario, uno strumento trasitorio utile così è stata  più volte definita su questo blog la misura che impone un tetto minimo di donne, pari ad un terzo del totale, dei consigli di amministrazione – cioè nella "stanza del potere" – delle società quotate in Borsa. Il 3 dicembre infatti la commissione Finanze della Camera ha approvato il Ddl sulle quota rosa. L’aula aveva già dato l’assenso all’esame in sede legislativa e ieri la commissione ha dato l’ok al provvedimento, che ora passa al Senato. Perché diventi legge però ci deve essere anche l'approvazione al Senato. Speriamo bene, certo è vero quello che scrive Di Vico: le donne – anche nel caso in cui la politica restasse in apnea fino al 14 – non sono più disposte a rinunciare a farsi sentire.

  • Monica |

    Dario di Vico sostiene che le donne sono elemento di forza e di potenziale innovazione perché preparate, motivate a lavorare dando il meglio di sè, spinte da nuovi ideali e progetti per il futuro. Condivido questa parte del suo pensiero.Quanto alla voglia di “riscatto” delle donne, penso che dobbiamo uscire dalle solite rigide contrapposizioni con gli uomini.Creiamo un futuro INSIEME, valorizzando negli uomini le loro innate qualità, i loro meriti, x 1 futuro “di stima e rispetto reciproco”.Qualcuno/a è d’accordo?

  • Anna |

    @Sandro: l’occupazione femminile è in crescita in tutti i settori, anche in quelli che prima erano “di soli uomini”, dall’ediliza all’ingenieria areonautica e portuale, passando anche per i lavori in fabbrica. Nono credo che sia una crescita “di nicchia”.
    @Gibbì: si le quote sono un correttivo necessario, temporaneo. Dove il libero mercato non funziona bene, si mettono delle regole vincolanti, anche in economia internazionale. Se le donne sono la maggioranza dei laureati (58%) anche in discipline tecniche, si laureano prima e con voti migliori (lo dicono Istat e Ocse, non io) perché poi non riescono ad avere una crescita professionale? NOn perché sono deboli loro, ma perché nei posti “di comando” ci sono uomini che non usano come metro di giudizio il merito ma “la replica”, cioè un altro uomo con le stesse idee e che si adatti alle regole già stabilite unasu tuttte, demenziale!, che il fatto di stare di piu’ in ufficio sia meritevole e permetta di fare carriera….
    @Crina: grazie del messaggio, hai perfettamente ragione. Io vedo nelel donne un fattore d’innovazione perché hanno voglia di “cambiare le regole”, di rimettersi in gioco, e questo non puo’ che essere positivo visto l’attuale andazzo…
    @Mark: perfettamente ragione! Io le chiamo le “uome”, donne che pur di fare carriera si sono piegate ai meccanismi perversi dell’attuale percorso di crescita professionale, ovvero: fino alle 23 in ufficio, io vinco tu perdi, io sono donna ma per riuscire lo nascondo, ect…Ma c’è anche un’altra strada possibile. Molte della mia generazione (anni ’68-78) lo credono

  • Sandro |

    A quando le quote rosa nei cantieri, nelle fonderie, nelle miniere, nelle cave, nei pozzi petroliferi, ecc.?
    Ah, già, ma alle femminucce interessano solo le quote rosa in alto…
    Le rammento che gli uomini sono coloro che svolgono i mestieri più pesanti, più nocivi e più pericolosi; non a caso i suddetti sono circa il 98% dei morti sul posto di lavoro.

  • Gibbì |

    Ossia, le donne sono in grado di farsi sentire solo col megafono dello Stato e in virtù di un provvedimento che le avvantaggia?
    Allora non sono adatte a ricoprire funzioni di responsabilità.

  • Crina |

    Non so dire se le donne siano un motore per il “vero fututro dell’Italia”.
    So per certo che esistono , che sono tante, e perchè non pensare anche a questi cervelli, a questa umanità, come potenziali propulsori di qualche cosa di positivo, di qualche cosa che muova il futuro da altri punti di vista?
    Se i risultati tangibili ed intangibili della nostra attuale realtà escludono una partecipazione di primo piano delle donne che timori ci sono ad ascoltarle veramente, a dare loro spazio, a riconoscerle come individui pensanti e facenti. Forse si pensa che possano ottenere peggiori risultati di quelli che vediamo? E’ vero che al peggio non c’è mai fine , ma non so immaginarmi cosa possa esserci di peggio di un futuro senza speranza per noi e per le nuove generazioni.
    Ciao

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