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Lavorare di più o lavorare meglio?

Ecco che ritorna, dalle pagine del Corriere di oggi (pagina 8) un'antica querelle: la produttività in Italia è troppo bassa, quindi bisogna lavorare di più per ottener lo stesso risultato. Ma se guardiamo ai numeri – anche nell'articolo di oggi sono ripresi – i dati Ocse mostrano come l'Italia sia il primo Paese per ore lavorate in un anno per lavoratore, più di 1773, contro le 1554 della Francia e le 1390 della Germania. E allora perché non ragionare in termini produttivi sul lavorare meglio piuttosto che lavorare di più?

Davvero un'ora aggiuntiva di presenzialismo in azienda in più farà la differenza? O forse fare formazione, motivare i propri dipendenti adottando parametri di valutazione oggettivi e trasparenti, con sistemi premianti sulle performance e orari flessibili non sarebbe meglio? Francia e Germania mi sembra che abbiamo già risposto con i fatti, ma da noi invece si preferisce un confronto- scontro tra troppi diritti acquisiti e necessità di stare in azienda. E se guardassimo le cose in un altro modo, senza usare vecchi schemi ormai decotti e accettassimo la sfida di ripensare l'organizzazione del lavoro?

  • Crina |

    Ritengo personalmente che buona cosa sarebbe lavorare bene o tendere a farlo.
    Quindi, di massima , non penso che per valutare correttamente l’indice di produttività si dovrebbe tenere conto del presenzialismo in azienda e del tempo impiegato nel lavoro.
    Da questa affermazione a comprendere perchè le cose non siano così il passo è un pò più complicato almeno per me.
    Motivazione , formazione , sistemi premianti,etc personalmente ritengo siano indispensabili nella vita e per la vita dell’individuo ; rappresentano l’essenza per la costruzione della sana individualità di ciascuno di noi.
    Quindi alla domanda” se guardassimo le cose in un altro modo, senza usare vecchi schemi ormai decotti e accettassimo la sfida di ripensare l’organizzazione del lavoro?” rispondo Sì , sempre che questo scaturisca da una analisi dei motivi per cui solo oggi, o poco meno, ne stiamo parlando e non una ricetta magari strumentalizzata che se non bene applicata rischia di fare danni per il futuro non ponderati.
    A me piace pensare ” mi puoi togliere le cose materiali, mi accuccerai per un pò, ma non mi toglierai ciò che sono.”
    Siamo sicuri che vogliamo veramente un individuo formato?
    Ciao

  • Roberto |

    DeMarco calls extended overtime “an important
    productivity-reduction technique,” leading to reduced
    quality, personnel burnout, increased turnover of staff, and ineffective use of time during normal hours.
    Ma ovviamente i manager italici non studiano.
    Sta di fatto che in una fabbrica montapezzi più ore più pezzi, ma in un contesto più complesso l’equazione non è lineare.
    Personalmente amo l’approcio Scrum che favorisce un certo ritmo di produttività a 40 ore settimanli, ma usato in dittarelle come Google… nelle grandi serie aziende italiche non ha molto successo

  • Fabrizio |

    Sono totalmente e completamente d’accordo. Serve una rivoluzione culturale all’interno delle imprese italiane, che cambi radicalmente e prima di tutto le attitudini di molti imprenditori.

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