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Maternità, poca e solo alle mamme

A "bocce ferme", dopo Natale rilego con più attenzione il no arrivato dai governi europei alle nuove disposizioni sulla maternità proposte dal Parlamento europeo, che prevedevano un congedo di 20 settimane retribuito al 100% e un periodo di paternità. Troppo costoso per i bilanci degli Stati.  Il negoziato ripartirà nel 2011 dalla proposta della Commissione: 18 mesi alle mamme, niente per i papà.
 Sulla lunghezza del congedo materno e la relativa retribuzione c'è al momento una grande eterogeneità tra i diversi Paesi europei ed è stato quindi difficile, sopratutto in questa fase economica,  definire dei parametri comuni a tutela della maternità. Ma ancora più grave è, a mio avviso, che la maternità continui ad essere un "affare" per sole donne e si neghi, anche di principio, che il padre debba essere coinvolto in maniera attiva. Tolto ogni riferimento in questo senso, anche quelli d tipo culturale, a costo zero. Speriamo che oltre a razionalizzare le spese -misura dolorosa ma necessaria – non si rinunci anche ad innovare culturalmente e ad impegnarsi per le pari opportunità. Quelle che nascono nella vita di tutti i giorni, prima di tutto. Un pensiero va,  in questo senso, ad Alessia Mosca che in Parlamento si batte per il congedo ai padri in Italia. Brava!

  • Anna |

    @piero
    Prima di avere figli non mi ero neanche mai posta il problema di un “differenziale” professionale tra uomini e donne. Credevo di avere le stesse opportunita’ e le stesse chance. Poi ho avuto il primo figlio, ed ho capito che quello che per me era una gioia sul lavoro era un peso, un problema. Ed ho cominciato a studiare, e ad arrabbiarmi. E sto ancora cercando delle risposte
    @Antonio d’accordissimo con te.

  • Antonino |

    Se la tassazione differenziata servisse a ridurre le disuguaglianza di genere si dovrebbe applicare a tutte le donne, non solo a quelle che tornano dall’estero. Altrimenti la lavoratrice che è rimasta sempre in Italia e guadagna poco è doppiamente discriminata.

  • piero |

    Magari talebana è esagerato… magari una puntina di femminismo ogni tanto traspare nei toni…

  • Anna |

    Hai perfettamente ragione, per questo io – e passo per talebana – sostengo che ci vorrebbero quote rosa anche nel midle management perché nei soli Cda di rischia, come ben dicevi tu, di dare un contentino e di metter li’ delle belle statuine senza nessun ruolo operativo. E d’altronde se lo sostengono anche grandi gruppi come Unicredit forse non è un’idea tanto balzana….

  • piero |

    Non è facile esprimersi su tematiche così delicate in una quindicina di righe, però io penso che le quote rosa non siano una soluzione, bensì un’ ammissione indiretta di un’ inferiorità, mio malgrado, culturalmente radicata. Ritengo inoltre che sia una palliativo fittizio, in quanto sarebbe comunque inutile riservare per legge poltrone nei CDA al gentil sesso, se poi a tali assegnazioni non seguono responsabilità e coinvolgimenti operativi: meglio una meritocrazia pura, senza vantaggi, vantaggini o vantaggioni per nessuno, uomo o donna che dir si voglia.

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