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Uscite per “impossibilità” di rimanerci

Analizzando con più calma i dati sulle dimissioni delle donne madri nel primo anno di vita del bambino – dimissioni che per legge (L125/91) sono obbligatoriamente registrate dall'ufficio provinciale del lavoro – emerge una parola comune a tutte le provincie che hanno fornito i dati, le ultime Milano e Torino: "incompatibilità". Incompatibilità tra impegno professionale e famigliare, a causa della rigidità degli orari sul lavoro, a causa della carenza di infrastrutture locali a supporto della famiglia, a causa di un differenziale retributivo per il quale alla fine "non mi conviene più" tra nido e tata restare al lavoro. Proprio nel momento in cui alle consigliere provinciali verrà tagliato il budget, si rivela più che mai utile il loro ruolo, non solo di controllo e sanzione – hanno infatti i poteri (ma hanno soldi e tempo per esercitarli?) di ispettorato del lavoro – ma anche di dialogo propositivo con le aziende in casi delicati. Che rischiano di portare a dolorose dimissioni e quindi uscite dal mercato del lavoro. Uscite che ancora troppo spesso sono senza ritorno, perché se in Olanda indicare di avere figli e famiglia nel cv è un elemento qualificante – che da un punteggio aggiuntivo in fase di selezione – qui invece è un'"onta" che spesso si preferisce non menzionare neanche.

Questa la ricerca di Milano: Scarica Consigliera provinciale di parità di MIlano ricerca_uscite_transitorie e questa quella di Torino Scarica Consiliera provinciale di Torino dimissioni donne madri