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Questione femminile, questione Italia

Il comitato Pari o Dispare – associazione di cui faccio parte – ha organizzato un confronto tra istituzioni, industria e parti sociali dal titolo “Questione femminile, questione Italia” per affrontare i temi più urgenti: occupazione, merito, conciliazione, rappresentanza, modelli culturali. Discuteranno Emma Marcegaglia, Anna Maria Tarantola, Susanna Camusso, Emma Bonino, Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Maria Ida Germontani, Linda Lanzillotta e Luisa Todini. Questo il programma: Scarica Pari o dispare 19 gennaio.


L’Italia è ancora agli ultimi posti in Europa su quasi tutti gli indicatori che misurano l’equiparazione delle donne. Le conseguenze di questo squilibrio sono complesse, interrelate  e spesso non comprese nella loro gravità. E le donne italiane sono ancora costrette a rivendicare pari diritti, pari dignità, pari rappresentanza, pari opportunità.

  • Anna |

    Fedele grazie il commento e la provocazione. Sono d’accordo con te quando scrivi che un nuovo femminismo più ragionato ed innovativo rispetta le diversita’ e le differenze tra uomo e donna. Quello su cui pero’ invita a riflettere questo incontro – che è organizzato ai massimi livelli parti sociali, imprse e istituzioni e non tra quattro vecchie invasate – è che la diversità in Italia non è ancora sinonimo di richezza ma di discriminazione. Mi sai dire perché se oltre il 50% dei laureati e’ donna, se ormai la maggior parte dei dipendenti in molti settori sono donne, questa presenza cala drasticamente appena più in alto nel quadro organizzativo, e non parlo di Cda ma di midlle management? Perche’ per natura le donne fanno figli e quindi la loro ricchezza e poi stare a casa e rinunciare alla carriera? Ho sempre scritto, se leggi un altro paio di post, che la soluzione non è mascolinizzarsi, ma questo non vuol dire rinunciare a crescere anche professionalmente ANCHE e in Italia bisogna dire NONOSTANTE il fatto di aver avuto un figlio. Con percorsi diversi, con parametri di valutazione diversi – aboliamo il presenzialismo per esempio ed adottiamo il lavoro per obiettivi mensili – con un’organizzazione del lavoro diversa. Tu mi sembri pronto a questa sfida, da come scrivi, peché questa è la vera sfida del nuovo femminismo: essere fiere di essere donne, o madri, e non per questo abdocare alla vita professionale. Ma non sono ancora in molti……

  • Fedele Razio |

    Queste posizioni vetero-femministe fanno venire l’orticaria.
    Le donne hanno oggi gli stessi diritti e gli stessi doveri degli uomini.
    Quello di cui si parla nell’articolo non è l’uguaglianza di diritti e doveri, quindi le “pari opportunità”, ma l’equiparazione forzata dei risultati.
    E’ una posizione ideologica, profondamente contraria agli interessi stessi delle donne.
    Le femministe più intelligenti se ne sono già accorte, ed hanno preso le distanze da questa ideologia androgina e dannosa.
    Molte donne stanno ormai già rivendicando non “pari opportunità” che hanno già conquistato, ma la restituzione della femminilità che è stata loro sottratta dalla mercificazione del corpo della donna e da una mascolinizzazione forzata del ruolo delle donne nella società e sul lavoro.
    Le posizioni espresse dall’articolo sono vecchie, muffa ideologica del secolo scorso, che un nuovo femminismo rispettoso della “diversity” fra uomo e donna e delle rispettive specificità nell’identità biologica e psichica spazzerà via come neve al sole.

  • Crina |

    “L’Italia è ancora agli ultimi posti in Europa…..”
    “le conseguenze di questo squilibrio sono complesse….”
    Queste affermazioni mi conducono a provare a vedere le cose da un altro punto di vista.Mi spiego o certo di farlo; in quali indicatori Europei L’Italia emerge nei primi posti?
    Esaminato il risultato sarebbe utile definire quel punto di forza, che porta l’Italia ad essere nei primi posti in Europa.
    Vale questa osservazione anche per altri indicatori, qualora questi conducano l’Italia agli ultimi posti della graduatoria e sempre per questi sarebbe utile definire quali punti di debolezza ci conducano a quel livello di graduatoria.
    Penserei che gli indicatori in genere possano determinare nel complesso le cause e gli effetti per cui si creano squilibri anche per ciò che riguarda l’equiparazione delle donne; molto probabilmente emergerebbero concause legate tra loro che riconducono, sulla centralità dell’individuo italiano, della nostra storia, della nostra impalcatura sociale, della nostra consapevolezza e così via…
    Nel pensare che i problemi , in ogni argomento, per esemplificare e/o sintetizzare, possano trovare soluzione con un BIANCO-NERO o SI’-NO o DONNA-UOMO etc ci allontanassero sempre di più ,dalla soluzione e/o dalla centralità del problema?
    Ciao

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