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Quote rosa o cambio “dal basso”?

Dibatitto a 360° sull'occupazione femminile, la crescita professionale e anche la conciliazione dei tempi ieri in Bocconi all'evento SorElle d'Italia, evento organizzato da Elle che ha sollecitato il dibattito tra le proprie lettrici e poi ha pubblicato un libro bianco con alcune proposte. Molto interessante anche il confronto tra i relatori, ed in particolare l'intervento di Chiara Bisconti, hr manager di San Pellegrino che io stimo molto per l'impegno e la serietà nell'affrontare il tema. In contro tendenza rispetto al lifemotif  del momento, le quote rosa nei Cda, lei propone un cambiamento dal basso, cioé a partire dall'organizzazione del lavoro. Perché è ripensando a come il lavoro è strutturato – oggi su un modello prettamente maschile, questo lo aggiungo io, di premialità in funzione del presenzialismo e non del merito – e valutato che le donne potranno conquistare il posto che meritano. Concordo con lei – pur ritenendo che le quote rosa possano essere un correttivo provvisorio utile – che la soluzione non è tutta lì e se non viene accompagnata da un discorso più strutturale rischia di diventare l'ennesimo "contentino" concesso da chi veramente decide (comunque per il 90%  uomini) senza nessun impatto concreto. E poi siamo sicure che le donne facciano bene alle donne? E che una donna arrivata dopo un percorso di carriera ad ostacoli tutto al maschile sia davvero un catalizzatore per altre donne, magari mamme che hanno fatto scelte diverse dalla sua? Parlando un con capo del personale pochi giorni fa, mi ha detto (off the records): "per carità, se le donne manager sono queste, ridateci gli uomini! ". Questo il progetto di Elle: Scarica Brochure-Progetto-SorElle-dItalia E questa la sintesi delle proposte raccolte


Nel libro bianco 4 proposte  riguardano la maternità e la paternità. Che è necessario sostenere attraverso un’indennità di maternità universale che tuteli tutte le donne, con i congedi di paternità obbligatori e ben retribuiti come accade in altre Paesi europei, velocizzando l’iter delle adozioni e rivedendo la legge 40 sulla procreazione assistita soprattutto per quanto riguarda il divieto di fecondazione eterologa.
Ma c'è anche la conciliazione al centro dell'interesse delle lettrici,  che propongono una flessibilità positiva che non penalizzi le carriere ma che dia a uomini e donne, semmai per limitati periodi, la possibilità di orari elastici, di part time, di telelavoro. E – parallelamente – anche  il potenziamento della rete dei nidi con estensione in tutta Italia del  tempo pieno  e l’apertura delle scuole con programmi specifici nei lunghi periodi di vacanza estiva, uno dei principali snodi per genitori che lavorano.
A livello previdenziale viene affrontato anche il problema della pensione, che è per le donne un tasto dolente: la proposta è che il lavoro di cura valga come credito per la pensione (24 mesi di contributi per il primo figlio, 12 per il secondo) e che la somma nei forzieri dello Stato derivante dall’innalzamento dell’età pensionabile femminile nel pubblico impiego venga speso per il potenziamento dei servizi di cura dell’infanzia come della terza età.
Sempre sul fronte economico, altre due proposte per lasciare la tassazione su base individuale e non diventi familiare (scoraggia il lavoro femminile) e per introdurre una tassazione vantaggiosa per le imprese che assumono donne – che potrebbe prendere la forma degli  sgravi contributivi – con una premialità per le aziende women friendly negli appalti pubblici.

  • Antonino |

    Posso confutare la congiunzione “o” del suo titolo?
    Quote rosa e cambio “dal basso” non si escludono a vicenda: le prime potrebbero sostenere il secondo.
    Secondo me il grosso problema con le quote rosa è che il concetto di merito che sta alla base di questi dibattiti è intriso di individualismo.
    Molte donne sono contrarie all’idea perché si troverebbero a disagio ad essere nominate “per quota” (una specie di vantaggio immorale), ma troverebbero più etico “guadagnarsi” il successo professionale. Tutto ciò sarebbe assai bello se esistesse una concorrenza totalmente leale e trasparente nel mondo del lavoro, come implicitamente assunto in questo concetto astratto di merito. Ahimé, questa meritocrazia alla de Coubertin è pur sempre un’invenzione, ce l’hanno inculcata, ma in se è sterile.
    Questa visione del problema purtroppo ignora i benefici per la società di avere più donne al vertice, di dare voce a una platea di talenti negletti.

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