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“Nelle aziende si deve fare di più per l’occupazione femminile”, parola di Emma Marcegallia

La prima volta di Emma Marcegaglia sul complesso tema dell'occupazione femminile è stata ieri durante l'incontro organizzato dall'associazione Pari o Dispare  "Questione femminile, questione Italia"  a Palazzo Giustiniani a Roma. Fino ad oggi la presidente di Confindustria aveva preferito non esprimersi su questo tema, quasi dovesse prima dimostrare di essere brava come un uomo. Lo ha fatto e ieri è andata anche oltre, parlando del suo essere mamma  e di come è favorevole "ad un manifesto sull'utilizzo responsabile dell'immagine della donna in pubblicità, perché c'è un problema culturale. Anche nelle favole e nei libri che leggo nel poco tempo che ho a disposizione per mia figlia, ci sono troppi stereotipi di genere. Per questo a favole classiche come Biancaneve e Cenerentola, eroine passive che aspettano di sposare il principe, preferisco racconti di protagoniste che si battono per i propri ideali". Un tocco umano che non toglie nulla alla sua autorevolezza, anzi la rende più vera. Sull'occupazione femminile la presidente di Confindustria ha usato poche parole, ma molto chiare. Dopo aver ribadito che il problema della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro non  è un problema delle donne ma del Paese perché si tratta di spreco di risorse e mancata crescita – l'allineamento dell'occupazione femminile italiana ai tassi europei consentirebbe una crescita del pil del 7% -  Emma Marcegaglia ha sottolieato:  "C'è un problema di supporto delle donne che lavorano: in base alla mia esperienza posso dire che  quando una donna non ha figli lavora senza problemi, è competitiva e ha gratificazioni dal lavoro. Quando ha un figlio  tutto sommato riesce ancora ad organizzarsi, il problema nasce quando arriva il secondo figlio. La conciliazione è un tema veramente importante".


La presidente di Confindustria ha poi ammesso: "Credo che nelle aziende si debba fare di più per venire incontro al lavoro femminile. Dobbiamo ripensare i tempi e l'organizzazione del lavoro, con una maggiore attenzione alle esigenze delle donne. E' vero che un'impresa deve stare in piedi, non possiamo chiedere all'impresa cose che limitino o vadano contro la sua competitività sul mercato, ma ci sono casi nei quali il fatto di venire incontro alle esigenze delle mamme non riduce questa capacità competitiva ma anzi. Io non ho mai visto un caso di calo di attenzione da parte di dipendenti mamme, anzi". Via libera quindi all'ipotesi di incentivi all'occupazione femminile – purché non creino distorsioni di mercato – così come alle quote rosa nei Cda delle società quotate, anche qui purché non diventi un boomerang: "Sono sostanzialmente favorevole, ma attenzione passare dal 5,6% al 33% (tetto minimo di presenza femminile, ndr) rischia di creare disfunzioni e sono quindi favorevole ad una logica progressiva".  La chiusura dell'intervento la affida ad una battuta, che le è stata fatta una volta da un suo amico banchiere: "Una volta un mio amico banchiere mi disse:  se dovessi assumere in base al merito puro, dovrei assumere il 95% di donne, ma poi avrei degli altri problemi, di gestione del personale". Di questi problemi Emma Marcegaglia ha deciso di parlare, un "outing" che la fa uscire dalla sua figura di "uoma" e la rende anche più simpatica.

  • Daniela |

    qualche mese fa, scrivevo un post sugli stessi temi. un accorato appello alle istituzioni, a chi si occupa di welfare affinché -finalmente- si desse corso ad una riflessione concrete e operativa, sul ruolo delle donne. e delle donne che lavorano. le riflessioni che seguono sono di una donna imprenditrice. senza figli.
    http://blog.estrogeni.net/riflessioni/parliamone/

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