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Draghi chiede per le famiglie “riforme più coraggiose”

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, intervenendo nel fine settimana al Forex di Verona, è tornato a sollecitare riforme strutturali necessarie per dare "impulso alla crescita". Tra queste anche quelle dedicate alla famiglia. Un appello condivisibile, anche perché l'attenzione su questo tema è davvero scarsa. Prima di tutto perché i fondi già destinati ad azioni positive per la conciliazione dei tempi sono bloccati senza apparente motivo,  in primis l'art. 9 della legge 53/2000, con il rischio che i fondi se inutilizzati vengano a breve "riassorbiti" o meglio fatti confluire nel risanamento del deficit pubblico.  Non c'è poi traccia concreta dell'impegno formale del Ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, quanto alla creazione di un fondo dove far confluire le risorse aggiuntive provenienti dall'innalzamento dell'età pensionabile delle donne. Fondo che servirebbe invece a migliorare le infrastrutture dedicate alla famiglia, come asili e scuole, e a finanziare un'organizzazione del lavoro più family friendly. Per non parlare dell'art. 46 del Collegato lavoro che attribuisce al Governo la facoltà di riordinare la disciplina su apprendistato, occupazione femminile, ammortizzatori sociali, incentivi all’occupazione e servizi per l'impiego. Delega che a tutt'oggi non sappiamo se e come intende usare per affrontare il delicato tema dell'occupazione di categorie che si possono di fatto definire svantaggiate, come giovani e donne, tanto più se sono mamme. Insomma, anche solo partire con serietà dagli impegni già presi sarebbe una grande svolta.