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Via libera per le manager, ora lo aspettiamo per le mamme

Via libera definitivo e bipartisan  in Senato  al disegno di legge sulle quote rosa. 203 voti a favore, 14 voti contrari e 33 astenuti. Il ddl prevede che nei consigli di amministrazione e negli organi di controllo delle società quotate,  e delle controllate pubbliche, sia garantita una presenza femminile almeno del 30%, pena il decadimento del Cda e sanzioni pecuniarie significative. Personalmente lo ritengo un passo avanti, anche se non è nè l'unico nè forse il più importante per sostenere l'occupazione femminile (vedi post del 1° marzo). Spero che il tavolo nazionale sulla conciliazione dei tempi indetto da Sacconi (di cui ho già parlato: vedi post del 2 marzo) lavori in maniera altrettanto rapida ed efficace e che ci siano incentivi da una parte ma anche sanzioni certe dall'altra per favorire non solo le top manager nei Cda ma anche le mamme al lavoro. Incentivando  per esempio il lavoro flessibile – e supportando le imprese nella riorganizzazione degli orari di lavoro – da un lato, vigilando in maniera puntuale ed efficace su discriminazioni di genere nel mondo del lavoro (in ingresso, legate alla maternità), mobbing e dimissioni in-volontarie.


Ritornando alle quote rosa, adesso il testo tornerà alla Camera, che lo aveva approvato in prima lettura il 2 dicembre 2010, per un via libera definitivo sul quale non ci dovrebbero essere dubbi. Dopo un periodo di "rodaggio" di 12 mesi  (non più sei come previsto in origine) della norma,  le aziende avranno fino al 2015 per adeguarsi progressivamente alla norma ed introdurre almeno un quinto di donne nei Cda. Le quote rosa andranno a regime, invece, nel secondo mandato tra il 2015 e il 2018, a questo punto la percentuale di presenze femminili nei board delle società dovrà essere necessariamente pari a un terzo. In caso di inadempienza, è prevista una diffida della Consob a reintegrare il cda entro quattro mesi, scaduti i quali scatterà, in caso di ulteriore inadempienze una nuova diffida. A questo punto, i cda avranno tre mesi di tempo, dopo dei ci sarà la decadimento. Significative anche le sanzioni pecuniarie: da 100 mila a un milione di euro per i Cda e da 20 mila a 200 mila euro per i collegi sindacali.