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Finanziamenti all’infanzia e lavoro flessibile: la ricetta dell’Ocse

Tanti numeri, molti già noti e solo aggiornati, che confermano il ritardo dell'Italia rispetto al resto dell'Europa quanto all'occupazione femminile e materna.  Con un appunto sintetico ma incisivo: "Il problema dell'Italia – si legge nel capitolo del rapporto  Ocse sulle Politiche familiari – e' che il lavoro retribuito e' in contrasto con l'avere figli, mentre il lavoro dei genitori e' una chiave per ridurre la povertà". Il contrasto tra lavoro e famiglia è frutto di un circolo vizioso: nel nostro Paese gli investimenti per le famiglie sono solo  l'1,4% del Pil – rispetto al 2,2% della media Ocse – e questo crea da un lato una carenza di infrastrutture (soltanto il 29% dei bambini sotto i tre anni riesce a entrare in un asilo nido, e solo  il 6% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni utilizza i servizi di doposcuola) e dall'altro l'assenza di politiche organiche e strutturate di sostegno al lavoro per i genitori (come potrebbero invece essere la defiscalizzazione completa delle spese per i servizi di cura o gli  incentivi al lavoro flessibile, presenti invece in altri Paesi). Questa difficoltà ad essere genitori e lavorare fa sì che si facciano meno figli e che  il tasso di occupazione femminile sia ridotto (al 48%, contro il 59% della media Ocse). In Italia ci sono sempre più donne senza bambini: circa il 24% delle donne nate nel 1965, contro il 10% delle coetanee francesi. Inoltre in Italia, Spagna e Grecia, la carenza di aiuti alla famiglie costringe il 75% delle donne che hanno avuto figli a tornare al lavoro solo dopo 8 anni di assenza. A questo indirizzo il rapporto completo


L'Ocse invita percio' il nostro paese a "rafforzare" le politiche per le famiglie e gli incentivi al lavoro, fondamentali per "ridurre le barriere all'occupazione delle madri" e "per aumentare i redditi famigliari". Una degli snodi cruciali resta l'organizzazione del lavoro: secondo il rapporto infatti in Italia la flessibilita' dell'orario di lavoro gioca un ruolo secondario nell'aiutare i genitori che lavorano a prendersi cura dei figli: meno del 50% delle imprese con oltre 10 addetti concede ai propri dipendenti la possibilità di scegliersi un orario flessibile e il 60% dei lavoratori non ha nessuna possibilita' di controllo sul proprio orario di lavoro. Tutto cio', unito al limitato accesso al doposcuola, rende molto difficile per un lavoratore a tempo pieno prendersi cura dei figli.  Con il rischio di povertà, se la donna lascia il posto di lavoro e la famiglia diventa mono reddito ma anche – nel più lungo termine -con il rischio di un progressivo invecchiamento ed impoverimento della popolazione. Parole d'ordine quindi: guardare a Nord, alla Francia che sono i Paesi più evoluti da un punto di vista di politiche famigliari e "mobilitare in modo piu' efficiente la manodopera femminile, attraverso i finanziamenti all'infanzia e l'introduzione di lavoro flessibile".