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Flessibilità come elemento di competitività

La flessibilità come elemento di competitività aziendale, per attrarre e fidelizzare i collaboratori più validi. E' questo in sintesi il contenuto di un interessante articolo pubblicato da una rivista dedicata agli imprenditori e molto letta negli Stati Uniti, Entrepreneur (questo il link ). Non potendo competere con le grandi aziende sugli incentivi economici e i benefit concessi, le piccole e medie aziende possono però puntare sulla qualità dell'ambiente di lavoro, sull'importanza e la valorizzazione delle singole persone e – per questo mi interessa il ragionamento – su un modello di lavoro flessibile e personalizzato. "The business of Better benefits" – questo il titolo dell'articolo – è interessante anche da questa parte dell'oceano, perché dopo aver razionalizzato le risorse per molte aziende ora è in atto una lenta ripresa del business e spesso si trovano in difficoltà a gestirla, hanno bisogno di nuovi collaboratori, magari pro tempore a progetto, in maniera flessibile. Se guardate con regolarità gli annunci di lavoro, vi accorgerete che c'è crescente richiesta in ambiti legati alla crescita del business (export, commerciale, marketing per fare qualche esempio) .  Certo, la crisi ha aumentato in maniera drammatica anche l'offerta di lavoro, ma come intercettare i candidati migliori, qualificati motivati e disposti a lavorare per obiettivi? La risposta potrebbe proprio essere questa: offrire soluzioni di lavoro personalizzate. Non sto inventando nulla: quella che io chiamo il lato B della crisi ha portato a molti annunci di lavori flessibili, part-time anche in posizioni manageriali.  Dove non c'è pianificazione strategica, forse si arriva per scelta di efficenza…