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“Le donne vivono una inaccettabile esclusione dal mercato del lavoro”- Istat dixit

"Le donne vivono una inaccettabile esclusione dal mercato del lavoro. Per di più, il carico di lavoro familiare e di cura gravante su di loro rende più vulnerabile un sistema di ’welfare familiare’ già debole, nel quale esse hanno cercato di supplire alle carenze del sistema pubblico. Peraltro, – ha spiegato Enrico Giovannini, Presidente dell'Istat, presentando il rapporto annuale sulla situazione del Paese 2010 – e donne sono ancora troppo spesso costrette a uscire dal mercato del lavoro in occasione della nascita dei figli. Ad essere investiti da una vulnerabilità crescente, insieme ai giovani e le donne, sono gli anziani. Questo il rapporto: Scarica Sintesi rapporto annuale Istat 2011


Nella sintesi del rapporto per quanto riguarda le donne (da pagina 14 in poi) emerge che "Il tasso di occupazione delle donne italiane, già inferiore alla media europea tra quelle senza figli, è ancora più contenuto per le madri, segno che i percorsi lavorativi delle donne, soprattutto quelli delle giovani generazioni, sono segnati dalla difficoltà di conciliare l’attività lavorativa con l’impegno familiare". Poco lavoro quindi ma anche sempre meno qualificato: "nel corso del 2010, a fronte della stabilità dell’occupazione femminile, è peggio- rata la qualità del lavoro delle donne: è diminuita, infatti, l’occupazione qualificata, tecnica e operaia ed è aumentata quella a bassa specializzazione, dalle collaboratrici domestiche alle addette ai call center". Colpisce il dato che  il 40 per cento delle laureate ha un lavoro che richiede una qualifica più bassa rispetto al titolo posseduto. Come un altro dato: che di quel 27,1% di donne che lascia il lavoro dopo una maternità una parte non è del tutto volontaria: sono circa 800 mila (quasi il nove per cento delle madri che lavorano o hanno lavorato in passato) le donne che, nel corso della loro vita, sono state licenziate o messe in condizione di lasciare il lavoro perché in gravidanza, e solamente quattro su dieci hanno poi ripreso il percorso lavorativo.  A sperimentare le interruzioni forzate del rapporto di lavoro sono soprattutto le giovani generazioni (il 13,1 per cento tra le madri nate dopo il 1973) e le donne residenti nel Mezzogiorno.

E oltre al lavoro, poco e poco qualificato, in ufficio ce n'è altrettanto non remunerato tra le mura domestiche. In un Paese in cui le politiche di conciliazione lavoro-famiglia non hanno ancora realizzato la flessibilità organizzativa caratteristica di altri paesi europei, alle difficoltà che le donne incontrano nel mercato del lavoro si associa lo squilibrio nella distribuzione dei carichi di lavoro complessivi. La divisione dei ruoli nella coppia e l’organizzazione dei tempi delle persone, infatti, risentono di una forte asimmetria di genere, che interessa tutte le aree territoriali e tutte le classi sociali. Per una donna, avere un’occupazione e dei figli continua a tradursi in un sovraccarico di lavoro di cura, mentre per gli uomini il coinvolgimento nel lavoro familiare mostra una contenuta progressione nell’arco degli ultimi venti anni, soprattutto per quello orientato alla cura dei figli.