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Quote rosa nei Cda: il correttivo è legge

E' stata oggi definitivamente approvata la proposta di legge sull'introduzione di quote rosa nel Consiglio di amministrazione delle società quotate. In base a questa legge, approvata con 438 sì, 27 no e 64 astenuti, i Cda dovranno essere composti da un quinto di donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015. Il testo di legge, modificato al Senato rispetto a quello approvato nel dicembre scorso alla Camera, prevede che, al primo rinnovo dopo dodici mesi dall'entrata in vigore della legge, un quinto dei posti dei board e dei collegi sindacali siano riservati al genere meno rappresentato. Al secondo e al terzo rinnovo, invece, si sale ad una quota pari ad un terzo dei membri dei cda. La sanzione per le società quotate inadempienti sarà un richiamo della Consob con tempo quattro mesi per adeguarsi.

Ancora una volta vorrei ragionare con voi e – oltre l'entusiasmo, naturale e legittimo – capire se davvero questo provvedimento definito un "male necessario" o un "correttivo transitorio" sia davvero il più urgente ed il più utile. Come aveva scritto Lucy kellaway, editorialista di punta del Financlal Times alla fine di febbario (vedi post del 1° marzo) questa misura ""would target the wrong women", ovvero rischia di mancare il bersaglio, di non coinvolgere le donne che davvero fanno la differenza nel mondo del lavoro. E che non sono solo le poche che siederanno nella stanza dei bottoni,  magari senza neanche potere esecutivo, ma che sono tutte le "combattenti" del middle management che ogni giorno si "sporcano le mani", prendono decisioni impegnative, fanno scelte di rilievo. 

E'  più facile ammettere nella stanza dei bottoni una, due donne per una riunione alle sette di sera – senza che abbia magari neanche il diritto di voto – piuttosto che promuovere una mamma manager part-time che nella metà del tempo fa il doppio del lavoro, e ammettere che sia possibile estendere questo modello (con forme e modalità diverse) ad altre risorse in azienda. Che ne pensate?


Se la società continuerà ad essere reticente all'ingresso delle donne nella stanza dei bottoni, è previsto un secondo richiamo della Consob e una multa pecuniaria che arriva fino a un milione per i cda. Se la quota non sarà rispettata dopo altri tre mesi il board o il collegio sindacale decadrà.
L'entrata in vigore della legge avverrà a 12 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, quindi la prossima tornata di assemblee della primavera 2012 non è interessata dalla novità normativa, ma sarà già un'occasione per le aziende per andare verso il cambiamento che porterà alla fine dei 9 anni, termine della legge, ad avere 700 donne in più nei board rispetto ai numeri attuali e 200 nei collegi sindacali.

  • Lucia |

    Se la società continuerà a ragionare come faceva Nicoletti stamattina, 15/07, dai microfoni di Radio24, non c’è alcuna speranza.
    Decida Radio24 da che parte sta: dalla parte delle donne o dalla parte di chi rivendica il piacere di avere chi ti porge le pantofole ai piedi?

  • federica tortora |

    Sono molto felice dell’approvazione della legge sulle quote di genere. E’ un correttivo necessario, però se vogliamo che nel 2013 e negli anni a venire ci siano donne in gamba pronte a sedere nei cda per merito e non solo per legge, dobbiamo agire ORA su un segmento aziendale poco presidiato e di difficile accesso alle donne: il middle management. Se ORA le aziende formeranno donne verso ruoli manageriali di domani, creando per esempio laboratori di leadership, di valorizzazione delle soft skills, ovvero del temaworking femminile, o la capacità di fare networking, allora sarà più facile domani entrare nella “stanza dei bottoni”. Che ne pensi Anna?

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