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C’é crisi in azienda? “State a casa, a curare i figli”

Perché in un'azienda famigliare di 30 dipendenti a restare a casa dovrebbero essere 13 delle 18 donne che qui lavorano? Semplice: sono mamme, a casa hanno figli da curare e comunque il loro è il secondo stipendio delle rispettive famiglie, quindi meglio che a continuare siano i maschi, che portano a casa la pagnotta per tutti.  Se fosse una battuta, sarebbe una sintesi ben riuscita degli stereotipi più comuni e radicati in Italia. Ma purtroppo è realtà:  l'azienda è la Ma-Vib di Inzago (Milano), una ditta produttrice di motori elettrici per condizionatori. Dove difronte alla crisi la risposta è quella del buon padre di famiglia, vecchio stampo:  i vertici dell'azienda – al timone di comando ci sono nonno, padre e nipote – hanno pensato che era meglio lasciare a casa le mamme, come se il fatto di lavorare per loro fosse una velleità, un "di più" rispetto al ruolo tradizione di cura della famiglia. Mentre proprio non se la sono sentita di lasciare a casa i maschi, nella più classica delle loro accezioni cioè "bread winner" colui che la sera porta a casa la pagnotta, si siede sulla poltrona dopo una giornata di fatiche mentre la moglie grata e riverente corre in cucina a servirgli la meritata cena.


Peccato però che le cose non stanno così. Non certo perché nel frattempo il Paese si è culturalmente evoluto ma perché la crisi ha cambiato le regole del gioco e ha rimesso in questione vecchie certezze acquisite. Prima di tutto che il secondo stipendio sia accessorio in famiglia: in molte infatti anche il "maschio dominante" – da un punto di vista professionale – ha perso il lavoro e quindi quel secondo stipendio accessorio, anche se inferiore diventa strategico. Secondo perché le "mammette" nel frattempo hanno studiato (più della metà dei laureati è del gentil sesso ormai) si sono specializzate, hanno spesso un profilo più competitivo rispetto a quello dei colleghi e quindi lasciarle a casa è una scelta anti – economica.

Ma tant'è viva la sincerità di questo imprenditore perché porta alla luce del sole un atteggiamento ancora molto radicato nelle piccole e medie imprese italiane e sapere che il problema c'è davvero è il primo passo per superarlo.