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Dopo i 3 anni, genitori al lavoro (a tempo pieno) e figli a scuola (orario lungo)

Dopo i 3 anni i genitori devono lavorare, ci sono le strutture adeguate perché i figli vadano a scuola tutto il giorno e siano seguiti nel migliore dei modi. E' questa in sintesi la sentenza della Corte di giustizia federale tedesca, il tribunale di ultima istanza nel sistema giuridico del Paese. I magistrati di Karlsruhe hanno stabilito che un genitore divorziato che si occupa di un bambino deve trovare un impiego a tempo pieno. Non solo non può contare troppo sugli alimenti dell’ex partner che gode di una situazione economica più vantaggiosa, ma non può rivendicare il diritto ad un lavoro part-time per stare a casa con il figlio dopo il terzo anno di età. Esistono strutture, hanno ricordato i giudici, in grado di accogliere il bambino anche dopo la fine del normale orario scolastico. «I genitori single devono lavorare di più» , titolava ieri la Süddeutsche Zeitung, che dedicava al caso anche un commento. Le ha fatto eco anche la Bild: «Una madre divorziata deve lavorare a tempo pieno» . Argomento ripreso oggi anche dal Corriere della Sera, che rilancia il dilemma tra l'impegno professionale inteso anche come realizzazione personale e impegno di genitore "in prima linea", che decide di seguire in prima persona i figli nelle delicate fasi della crescita. Bocciato dalla Corte ogni compromesso, compreso il part-time: come dire, il lavoro è una cosa l'educazione dei figli un'altra. E dopo i 3 anni bisogna tornare al "business as usual" lasciando ad altri  professionisti (dell'educazione) il compito di seguire i propri pargoli. Che ne pensate?

  • anna maria ricci |

    credo che questa sentenza sia molto rigida, indipendentemente dalla situazione personale dei genitori (sposati, single, divorziati, etc) e dall’età dei bambini credo che lavorare 5-6 ore al giorno sia un diritto

  • Federica Tortora |

    Argomento delicato e spinoso: ho letto l’analisi del Corriere della Sera, e concordo nel dire che molti padri separati sono spesso costretti ad una vita di privazioni per assicurare gli alimenti. Ogni caso è diverso, ovviamente, ed è difficile esprimere un giudizio: per esperienza vissuta posso dire che l’indipendenza economica della donna è importante per mantenere la propria dignità, ed è un bene per i figli, poichè gli alimenti sono realmente destinati al benessere dei minori. La sentenza può sembrare dura, ma ha una ratio di fondo che condivido.

  • Stefano Fugazza |

    Penso:
    1. che il modello DDR, così come ha sagacemente ricordato Paola Liberace nel suo bellissimo phamplet “Contro gli asili nido”, è duro a morire;
    2. che ormai abbiamo delegato tutto ai giudici e quindi siamo un po’ meno liberi.

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