Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Italy behind OECD on female employment rates, fertility rates and child poverty

Sul sito dell'Ocse dedicate al work life balance (questo il link) c'è un focus per ogni Paese sul tema della conciliazione dei tempi tra vita privata e vita lavorativa. Per quanto riguarda l'Italia c'è un'evidente difficoltà nel combinare i due ambiti – da noi "solo il 49% delle donne con figli, anche quando questi sono a scuola, lavora contro una media dei Paesi industrializzati del 66%" . Questo è forse in parte dovuto anche all'organizzazione del lavoro e alla produttività in ufficio: nel nostro Paese si lavora in media 1773 ore in un anno, contro una media di 1739.


Di qui il commento dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: in Italia tre sono gli snodi cruciali che la distanziano dal resto dei Paesi industrializzati: il tasso d inattività femminile e materna, il tasso di natalità e il rischio di povertà dei nuclidi famigliari (monoreddito, ndr). Un Paese quindi poco attento al valore e alle esigenze della famiglia – da noi si spende solo l'1,4% del pil nelle politiche famiglia, contro una media del 2,2% ricorda ancora una volta l'Ocse – che spinge le donne, messe difronte ad un aut-aut tra lavoro e famiglia, a concentrarsi prima sulla carriera, una scelta che spesse diventa anche – senza volerlo definitiva. Una donna su tre tra quelle nate nel 1965 non ha figli – si legge – contro un 10% delle coetanee francesi, per esempio. Il consiglio dell'Ocse? "Childcare policies (oso il 29% dei bambini sotto i tre anni ha acccesso ad un nido, ndr) and workplace practices that reduce barriers to employment for mothers (meno della metà delle imprese con più di 10 dipendenti ha un'organizzazione del lavoro flessibile, ndr)  therefore can be strengthened to achieve better work and family outcomes".