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I vari volti della “sotto occupazione” femminile

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Molto interessante questo studio di Eurostat che introduce nuovi indicatori per analizzare nel dettaglio la disoccupazione in Europa. Prima di tutto la "sotto occupazione" – cioè quello che in Italia viene chiamato il part-time involontario – e che riguarda 8,5 milioni di persone in tutto il Vecchio Continente. Persone che vorrebbero lavorare di più ma alle quali viene offerto – almeno nominalmente – un lavoro a tempo parziale. In un precedente documento Eurostat aveva analizzato come questo fenomeno fosse prettamente legato al genere: degli 8,5 milioni 5,8 sono donne. Due altri indicatori riflettono le rigidità del mercato del lavoro che non sa rispondere alle esigenze dei lavoratori: il numero di quanti stanno cercando un lavoro ma hanno esigenze di gestione dei tempi particolari e non sono quindi immediatamente disponibili a lavorare (2,4 milioni) e quanti potrebbero lavorare ma non ricercano un lavoro in maniera proattiva (altri 8,2 milioni di persone). 10,6 milioni di lavoratori che sono "forza lavoro potenziale aggiuntiva" – come li definisce Eurostat – ma di fatto "restano fuori" . Anche in questo caso sono nella maggior parte donne. Oltre ad analizzarne in maniera statistica la portata, l'istituto europeo di statistica si chiede anche come riuscire a portarle dentro il mercato del lavoro, con forme più "allettanti" e modalità diverse di lavoro. 


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Per quanto riguarda l'Italia un dato colpisce su tutti: quell'11,1% – in assoluto il più alto in tutta Europa – di persone che sarebbero nelle condizioni di lavorare ma che non ricercano attivamente un lavoro. Un gruppo eterogeneo che riflette in parte il fenomeno del lavoro sommerso ma anche l'incapacità di saper intercettare queste persone, di darle gli strumenti giusti per una ricerca attiva di lavoro.