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Sgravi fiscali per l’occupazione femminile di “qualità”

Lo aveva detto: " Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa ma anche sociale e civile del Paese  è una questione indifferibile".  E il premier Mario Monti è stato di parola: tra le prime misure varate ce n'è una che favorisce l'occupazione femminile "di qualità". In sostanza nell'articolo 2 del decreto è previsto per le aziende che  impiegano donne o giovani con meno di 35 anni – e con contratti a tempo indeterminato – un aumento sostanziale delle deduzioni Irap. Come spiega l'articolo di Marco Mobili oggi sul Sole 24 Ore (pagina 17) se prima l'azienda riceveva uno "sconto" di 4600 euro per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato,  questo può aumentare fino a 10600 euro per le donne e i giovani. Un primo apprezzabile passo.

  • Anna |

    Claudio prima di tutto hai ancora un anno (fino ai 35) per beneficiare degli incentivi all’assunzione a tempo indeterminato per giovani disoccupati perciò’ io cercherei di vedere il lato positivo e di darmi da fare. E no, io non prenderò’ nessuna tredicesima, sono una libera professionista, con collaborazioni, e in più proprio a pochi giorni dalla nascita del mio 3° figlio non mi hanno rifinanziato un progetto a cui lavoravo (con partita iva) da dune anni quindi da gennaio 2012 sono tecnicamente disoccupata. Come vedi, è un periodo complesso un po’ per tutti. Sulle discriminazioni di genere, capisco che sei un esimio esponente della teoria della “discriminazioni al contrario”, mentre io sono convinta che queste misure siano correttivi necessari in presenza di un funzionamento non corretto delle leggi del mercato del lavoro. Vuoi sapere perché nelle agenzie per il lavoro il 90% sono donne (ci ho lavorato quindi lo so)? Perché sono più brave, hanno maggior senso commerciale e riescono a “vendere” meglio i candidati alle imprese. E questo lo ammettono palesemente i capi aerea delle stesse agenzie. E’ una discriminazione? No, tanto più se poi vai a guardare il tasso di dimissioni dopo la nascita di un figlio, dati che non si “inventano” le dirette interessate ma che sono statisticamente certificati. In bocca al lupo!

  • cla |

    Posso capire un incentivo per delle persone realmente disagiate perché da molto tempo non trovano lavoro e sono in difficoltà (ovviamente uomini e donne), posso capire agevolare le categorie protette per forti handicap ma farlo in base al sesso è assurdo ed è uno schifo. Qui non si agevolano solo le donne con figli ma tutte.
    Sig.ra Zavaritt, potrà venirmi a trovare sulla tomba perché se entra in vigore questa roba getto la spugna sicuramente. Essere sorpassato da altri per il frutto di leggi assurde è una schifezza.
    Ho 34 anni e sono sempre stato precario facendo sostanzialmente solo una serie di sostituzioni maternità e una vita di m……. Per questo motivo non sono riuscito a crearmi un futuro anche se probabilmente ero migliore e più diligente di chi sostituivo .
    Adesso cosa devo fare? Buttarmi dal ponte ovviamente! Fino ad ora i giovani non erano tutelati e ora che non sono più giovanissimo hanno deciso di farlo e io me la prendo in quel…. e in tutta la mia vita non vedrò mai un contratto a tempo indeterminato perché ovviamente sceglieranno una donna.
    Basterebbero poche regole e sani principi, seguendo il dettato costituzionale dei nostri padri costituenti che hanno toccato con mano le ingiustizie sociali e le discriminazioni. Sarebbe più opportuno aumentare gli sgravi solo per chi assume chi è in stato di disoccupazione da tempo uomo o donna che sia e il problema sarebbe risolto, non servono fiumi di inchiostro e leggi che poi provocheranno altri squilibri. A mio avviso, in questo modo si dovranno fare ancora altre leggi che creeranno altri squilibri e ovviamente i numeri cambieranno ancora e quindi bisognerà porvi rimedio con altre leggi e un bel giorno gli uffici del personale dovranno prima far riferimento ad uno studio legale ed a un commercialista per capire quale persona è tutelata da uno sgravio Irap maggiore.
    Quindi non ho altra scelta che fare quanto detto sopra anche perché per i lavori più umili in questo paese si assumono praticamente solo extracomunitari perché si accontentano di vivere in 8 in un appartamento e prendere 500€ al mese.
    Mi spieghi un cosa ? Perché nelle agenzie per il lavoro temporaneo il 90% delle dipendenti è donna? C’è evidentemente discriminazione di fatto nell’assumere uomini. Credo che per Lei in questo caso i numeri vadano benissimo.
    Risposte
    Su come guadagnano qualche trenta all’università alcune donne poi …….
    Le ricordo inoltre che non sempre chi denuncia è dalla parte della ragione e denuncia una situazione che non è oggettiva e deve essere verificata. Quandanche fosse verificata la verità processuale non è detto che combaci con la realtà dei fatti, i sui dati quindi……
    Sapevo perfettamente che si faceva riferimento al contratto a tempo indeterminato ma volevo la sua risposta perché dal titolo risultava ambigua la sua affermazione.
    Sicuramente lei trascorrerà un ottimo Natale con una tredicesima e forse una quattordicesima e magari un bonus e per questo non potrà mai capire la mia situazione.
    Lei come si sente a chiedere ad un affamato come ci si sente?

  • Anna |

    @Cla: quanto alla discrimininazione e a leggi che hanno favorito in maniera prioritaria specifiche categorie della popolazione, la Costituzione non c’entra nulla. Ma le leggi sul lavoro, quelle sì hanno definito per periodi più o meno lunghi di tempo azioni specifiche di sostegno che hanno avvantaggiato certe categorie di persone proprio per correggere uno svantaggio iniziale.
    Come quelle sui disabili, che riservano addirittura quote protette con obbligo di assunzione per le aziende. O come quella sulle fascie “disagiate” la cui definizione è variata nel tempo, riferendosi in generale a persone escluse dal mercato del lavoro (incentivi per l’assunzione di persone in cassa integrazione, incentivi per chi è fuori dal mercato del lavoro da tot tempo, ect..)
    In questi due ultimi anni questo tipo di leggi hanno riguardato i giovani e le donne perché – dati alla mano e rispetto all’Europa – queste due categorie della popolazione risultano particolarmente disagiate. I giovani italiani sono davvero più bamboccioni dei coetani europei per non riuscire a trovare un lavoro? E le donne, davvero solo la metà
    sceglie di lavorare, mentre l’altra metà – pur avendo un’educazione accademica – sceglie liberamente di stare a casa? I numeri raccontano altro, purtroppo.

  • Anna |

    @Cla: a proposito del lavoro di qualità mi riferivo- e chi avesse letto la manovra lo saprebbe – al fatto che siano incentivi per assunzioni a tempo indeterminato. Infatti l’ipotesi iniziale era di uno sgravio per il reinserimento professionale con contratti di almeno sei mesi, e molte erano state le proteste perché questo strumento era solo parziale e di breve termine.

  • Anna |

    @Cla: Tu scrivi: “nessuno può licenziare una donna perché in maternità o perché ha dei figli. La realtà è che è lei stessa che sceglie di farlo”. Credimi mi piacerebbe davvero che fosse così e in quel caso – se fosse una libera scelta, consapevole e volontaria – approverei il tuo discorso. Purtroppo non è così: lo documentano i dati Istat sulle dimissioni delle donne madri, lo raccontano le singole realtà territoriali raccolte ogni due anni nelle aziende con più di 100 dipendenti dalle camere provinciali per il lavoro, ne parlano sempre più donne che hanno il coraggio di denunciare pratiche tutt’ora in vigore come le dimissioni in bianco, il mobbing, il demansionamento. Se hai bisogno di documentarti su questo, ti indico volentieri studi e ricerche, numeri e casi. E quando scrivi: “E poi l’uomo non fa mai nulla? Lui non spende il tempo per la salute e per far crescere i suoi figli? Solo la donna si occupa dei figli?”: anche qui vorrei che la parità fosse già una realtà come tu la descrivi, e vuol dire che sei un padre presente. Ma i dati raccontano un’altra verità: la donna spende il doppio del tempo rispetto ad un uomo nei lavori di cura (dati italiani Istat ed europei Eurostat), e all’interno della coppia dopo la nascita di un figlio per l’89% è la donna che riduce i suoi orari di lavoro per seguire la famiglia. Perché non lo fanno i papà? Me lo chiedo anch’io e mi chiedo perché solo il 6% dei padri usufruisce del congedo parentale in Italia. Forse all’estero sono meno “maschi”? O forse c’è una parità culturale molto più radicata ed effettiva?

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