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The 9 a.m. to 5 p.m. workplace is not rentable

Interessante provocazione di una società americana, la Red Frog: lasciate che i dipendenti scelgano i loro ritmi di lavoro – suggerisce il fondatore Joe Reynolds, dalle pagine della rivista Inc. – e non solo non ne abuseranno, ma aumenteranno fedeltà all'azienda e produttività.  Il giovane imprenditore – che ha ricevuto importanti riconoscimenti come il "Small Business of the year 2011" della Camera nazionale di Commercio e il Chicago Innovation Award – spiega: "Taking vacation at Red Frog is encouraged (and even celebrated). And it's not abused. Ever. By anyone. Simply make sure your work is getting done and make sure you're covered while you're away and that's it—no questions asked. " E lo dice perché ci crede e lo sperimenta sulla sua pelle: "Settimana scorsa ho lavorato più  di 100 ore perché avevo una importante scadenza. Ma questa settimana mi godo una buona birra hawaiana facendo surf".


Ecco la sua "formula magica" per coniugare libertà lavorativa con produttività:

    1.    It treats employees like the adults they are. If they’re incapable of handling the responsibility that comes along with having unlimited vacation days, they're probably incapable of handling other responsibilities too, so don't hire them.
    2.    It reduces costs by not having to track vacation time. Tracking and accounting for vacation days can be cumbersome work. This policy eliminates those headaches.
    3.    It shows appreciation. Your employees will need unexpected time off and some need more vacation than others. By giving them what they need when they need it, you show your employees how much you appreciate them and they reciprocate by producing more great work.
    4.    It's a great recruitment tool. We hire a mere one out of every 750 applicants at Red Frog. When you combine fantastic benefits with a positive culture, it's noticed.

Certo non è una ricetta applicabile a tutti i tipi di business, ma in quelli dove il valore aggiunto della persona è fondamentale, determinante la differenza sta proprio nel saper capire e "utilizzare" al meglio queste persone. Ma nonostante in Italia  ormai l'era industriale sia al tramonto – e la parte predominante delle attività economiche è nei servizi – non sono sicura che ci sia questo approccio al dipendente. Per paradosso c'era di più nell'era dei grandi industriali "paternalisti" come Olivetti o Crespi. Che ne pensate?

 
 

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  • stefano fugazza |

    E come non sottoscrivere in pieno l’approccio Reynolds. Ad esempio, quante donne potrebbero essere molto più “occupabili” con questa flessibilità. Ma serve anche un contesto normativo che lo consenta e non mi sembra che in Italia si vada in questa direzione.
    Immaginate un’azienda in cui non si tiene conto delle ferie fatte e in cui qualcuno può fare più giorni rispetto ad altri.

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