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Le tre leve della conciliazione

Condivisione dei carichi di cura, infrastrutture per le famiglie sul territorio e flessibilità del lavoro. Sono queste le tre leve per la conciliazione identificate come strategiche ieri durante l'interessante confronto al CNEL, dove ho avuto il piacere di moderare una tavola rotonda. Sul primo punto il Governo e' intenzionato ad intervenire "anche in maniera forzosa – come ha detto Laura Piatti, della segreteria tecnica del Ministro Fornero – per ribilanciare la partecipazioni degli uomini al lavoro di cura, attraverso per esempio una quota minima del congedo dedicata in via esclusiva ai papà'". Quanto al potenziamento delle infrastrutture per le famiglie, dalle scuole agli spazi ricreativi passando anche per servizi di assistenza agli anziani, sia la relazione di Linda Laura Sabbadini dell' Istat che quella di Roberta Zizza della Banca d'Italia ne hanno sottolineato l'importanza e l'urgenza (appena saranno disponibili le relazioni le metterò sul blog).  Il Ministero ha riconosciuto che esiste una  "filiera della conciliazione" che include lavoro, politiche sociali e pari opportunità e che va affrontata in maniera costruttiva ed organica. Ma nel dibattito tra le parti sociali nel pomeriggio sono però emerse con molto realismo le parole "sussidiarietà" e ""sostenibilità". In un periodo di crisi economica, anche se sul lungo periodo questi sono investimenti sono più che redditizi – in termini di partecipazione femminile al lavoro e quindi di crescita del Pil- e' difficile che vengano fatti su larga scala, in maniera sistemica . E quindi tutti i partecipanti alla tavola rotonda hanno riconosciuto l'importanza delle reti tra imprese, che consentono di condividere i fabbisogni e i relativi costi, avviando iniziative sperimentali con benefici propri delle economie di scala. In questo senso va anche la negoziazione di secondo livello ed una maggior flessibilità del lavoro, che permette di meglio coniugare esigenze aziendali e personali. Nonostante la crisi il tema resta d'attualità e risposte costruttive sono possibili.

  • Andrea |

    forse non immagina quante donne che creano lavoro siano favorevoli a questa impostazione del restare fisicamente reperibile in azienda o negozio per molte ore di seguito,solo io ne conosco diverse decine solo come datori di lavoro figuriamoci quante siano sul totale nazionale.
    quindi iniziamo a non fare discorsi uomini vs donne,almeno su queste cose.
    ovviamente ci sono mestieri e mestieri,non in tutti può essere applicato il suo approccio.
    tralasciando che poi mi risulta che i dirigenti solitamente non siano giunti a certi livelli facendo part-time,ergo si dovrebbe anche decidere a quale punto si voglia arrivare nella carriera.
    detto questo è comodo far part-time in paesi dove prendi 800 euro al mese con metà giornata,mentre da noi molti hanno la stessa paga lavorando da mattina a sera.
    non crede che gli stipendi condizionino pure?
    lei lavorerebbe se il suo stipendio servisse unicamente a pagare asilo,baby-sitter ed attività pomeridiane?
    neanche bastano in certi capoluoghi.
    e poi tornando a casa ovviamente fare tutto il resto,perchè non hai la domestica o il maggiordomo come qualche moglie di dirigente.
    mettiamo pure che alcune decidano di farlo nonostante tutto,beh non credo che le altre siano stupide a ritirarsi perchè da un certo punto di vista la qualità della vita come relazioni umane migliora ed eviti una vita eterna nel correre avanti e dietro.
    l’occupazione delle donne laureate è in linea con le medie ocse,quella delle donne diplomate è di poco inferiore mentre la differenza notevole va dall’obbligo scolastico in giù.
    in pratica altrove lavorano pure,da noi tendono a fare maggiormente le casalinghe specie in presenza di più figli e nelle aree meno secolarizzate.
    è un problema questo ?
    le ricordo che le donne siano inattive,non disoccupate nell’ordine dei milioni.
    è una cosa ben diversa eh.
    mia zia è inattiva,mia cugina è disoccupata.
    la prima situazione è statica ed immutabile,la seconda dinamica e variabile.
    e tenga presente che ci siano differenze notevoli tra nord e sud,ma anche tra provincia e capoluogo.
    così come il 95% delle aziende vanno dalla decina di dipendenti a non averne proprio,quindi le occasioni di lavoro non è che siano molte con multinazionali che assumono migliaia di persone alla volta.
    in uno scenario del genere è chiaro che lavorino meno donne e meno madri rispetto ad altre nazioni,è scontato non serve neanche che scriva articoli in tal senso.
    prenda la germania appena crollato il muro e più o meno le differenze est-ovest ricordano il nostro divario nord-sud,anzi forse il sud sta meglio del loro est a suo tempo.
    poi la germania ha risolto con un piano pluridecennale che ha comportato notevoli sforzi e andando contro tanta gente perchè non fa piacere a nessuno pagare per gli altri,noi invece no.
    se aumentasse l’occupazione femminile al centro-sud saremmo all’obiettivo europeo del 60%.
    in conclusione però vorrei dirle che non debba essere una cosa forzata,perchè il fatto che così aumenti il pil non significa innanzitutto che non si possa ottenere lo stesso in altro modo ed inoltre non ti porta al paradiso perchè nascono diverse complicazioni specie nell’ambito familiare con quell’ipostazione.
    questo è l’errore suo e di altri,guardate un traguardo ma non le alternative e non ascoltate chi mostra idee differenti.

  • Anna |

    @Andrea: pubblico e rispondo Andrea, compatibilmente con i miei impegni di mamma di tre figli di cui uno di un mese e mezzo. Grazie per il commento, provocatorio e sincero. Se il fatto di rimanere a casa fosse una libera scelta, se il fatto di prendersi un periodo di “stacco” dal lavoro per seguire la famiglia non fosse di fatto una condanna di uscita senza ritorno dal mercato del lavoro (perché questo succede alle mamme quailificate che “mollano” con la speranza/illusione di poter poi tornare a lavorare) io sarei la prima a esserne felice e forse a dedicarmi ad altro e non a questo blog.
    Ma purtroppo in Italia ancora non è così, ci sappiamo arrangiare, facciamo di necessità virtù e quindi alla fine il “ripiego” – mi passi il termine che non vuole essere svilente – sull’attività domestico/famigliare non retribuita è una scelta di risulta.
    E questo non perché siamo più arroganti o egoiste delle nostre nonne, ma perché in media il grado di istruzione si è elevato molto, siamo più scolarizzate ci laureiamo prima e meglio e maturiamo quindi più che legittime aspettative dal mercato del lavoro. Che ancora non sa fare i conti con questi cambiamenti e ancora ha un modello di organizzazione taylorista-presenzialista basato sul maschio bread-winner, unico procacciatore di reddito in famiglia che quindi lavora 10 ore al giorno.
    Io sono per la flessibilità, per il doppio si al lavoro e alla famiglia, non sono per “parcheggiare” nonni e bambini con tate e scimmiottare l’attuale modo di lavorare, ma per inventarne un altro che sia a nostra misura e che – con qualche equilibrismo forse – ci faccia essere delle brave madri appagate anche da un punto di vista professionale.
    Che ne dite?

  • Andrea |

    salve.
    guardi vorrei rispondere a tanti articoli in questo blog,tuttavia non ho il tempo e lo faccio solo una volta perchè tanto diciamo noto un filo rosso progressista/femminista che li ispira.
    non capisco perchè questa persona traslata dal mondo universitario dei baroni alla politica per lei sconosciuta continui imperterrita a tirar dritto con le sue idee sconfinando nelle libertà personali.
    questo è un aprroccio da stato invasivo,cosa che l’italia fa già in ambito economico e fiscale.
    sono io che decido le modalità più proficue per cui svolgere il mio ruolo paterno.
    non è né lo stato,né l’azienda,né l’unione europea più in generale alcuna entità esterna a dover mettere becco nelle mie scelte private ed insindacabili.
    io sono scandalizzato da espressioni come “correttivo necessario”,a parte che mi ricorda approcci totalitari più che democratici.
    è la stessa cosa delle quote rosa,si decide per convenzione un percorso e quindi si forzano le dinamiche per portare acqua al proprio mulino.
    solo che un conto è condizionare la libera impresa,deprecabile ugualmente ci mancherebbe nonostante i risultati mediocri dello stesso approccio applicato ai partiti per le elezioni,ben più grave è tangere la libertà personale.
    io non prenderò alcun giorno di congedo per le prossime volte che avrò i figli,ci saranno le solite ferie e stop.
    è una cosa che non esiste al mondo.
    sono stufo di vedere un manipolo di professionisti indottrinati fare il bello ed il cattivo tempo senza mettersi in discussione e questionando nella vita della gente non privilegiata.
    esiste la libertà ?
    bene,ognuno sceglie da tempo partner in base alle proprie esigenze.
    i matrimoni combinati esistono giusto in zone rurali,ciò significa che nella quasi totalità dei casi le donne siano insieme a compagni a loro graditi.
    ora mi spiegate perchè una netta minoranza con l’uomo collaborativo si erge a giudice supremo degli altri universalizzando la propria posizione ergo credendo di essere portatrice di virtù ?
    questa è la testimonianza della presunzione di una frangia progressista,vabbè le femministe ovviamente non ci stupiscono in tal senso tanto che sia ormai noto come se la prendano anche con altre donne che non rispettano il loro mantra figuriamoci se si ricordino di non parlare a nome degli uomini creando disagi per rosicchiare posizioni vantaggiose.
    veramente abbiamo superato la soglia della tollerabilità,cara signora.
    io non devo dar conto a questa gente,sarà mia moglie e mio figlio a giudicarmi.
    quando vedo risultati positivi significa che abbia fatto bene,indipendentemente dal seguire la moda progressista del momento o meno.
    la gente deve ragionare con la propria testa,non fare le bandiera al vento.
    e qui si finisce alle casalinghe,non è una scelta che scade come il latte per cui non c’è nulla di anacronistico o sconfortante nel vedere dove che preferiscono assicurare maggiore serenità familiare piuttosto che vedersi meno ed aumentare la probabilità di separazioni/divorzi o logorare il rapporto con i figli.
    ci sono dei dati che dimostrano che nelle zone in cui le donne lavorano di più ci si separa anche di più,ci sono maggiori fonti di stress e tradimenti,ci sono meno anziani e bambini curati in famiglia.
    perchè mai dovrei prendere questa strada che non mi conferisce alcun beneficio ?
    mia nonna vive bene perchè viene curata da mia zia,se fossi in svezia o in un altro paese ciò non succederebbe ?
    e cosa mi interessa ?
    ma vi rendete conto di certe prese di posizioni che emergono alle volte leggendo i mass-media ?
    invece di apprezzare chi fa vivere meglio e più a lungo gli anziani tu (tu generico) sminuisci questo compito non essendo retribuito,tanto che ormai le giovani preferiscono lavorare fino a 70 anni piuttosto che dare una mano ad una persona cara di famiglia.
    i genitori ti aiutano per tutta la vita e tu non vuoi far altro che assoldare una badante a buon mercato o mandarli in case di riposo ?
    io non dormirei la notte con questo peso sulla coscienza.
    scusi per la lunghezza,tuttavia veramente le assicuro che vorrei scrivere tanto altro perchè sono cose che non vanno giù nonostante ci bombardino in tal senso da anni.
    spero che lo pubblichi e risponda,buon lavoro per il blog e buon inizio settimana.

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