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Senza esclusione di genere

Generare valore senza esclusione di genere: questo il tema dell’incontro che si è tenuto oggi a Roma alla presenza del Ministro del Lavoro e Politiche Sociali, Elsa Fornero. Che ha sottolineato l'importanza della norma sulle quote rosa nelle società quotate – promettendo  «sanzioni esemplari» per quante  non si adeguino alle nuove norme e auspicando che un giorno la norma si possa estendere anche a quelle non quotate – e ha anche ribadito l'impegno "senza l'aumento degli oneri per le imprese, che già lamentano costi superiori rispetto ai loro competitori, a fare in modo che il congedo parentale obbligatorio si distribuisca per tutti e due i genitori"

L'incontro – organizzato da Valore D, associazione tra imprese per la promozione della leadership al femminile – ha permesso un confronto tra otto amministratori delegati e direttori generali, sei top manager, accademici, economisti, psicologi e coach  su come la risorsa “donna” possa ridare slancio al sistema paese. "Deve essere un cambiamento culturale che coinvolge tutta la società – uomini e donne – in famiglia, nelle istituzioni e nelle aziende, – ha spiegato il presidente di ValoreD, Alessandra Perrzzelli – rendendo tutti più consapevoli dell’enorme spreco di risorse e di talento che comporta una scarsa partecipazione femminile all’economia del paese”. 


Durante l'incontro sono state presentate tre ricerche su tema. “Il genere entra nell’economia: una minaccia per la leadership maschile o un’opportunità anche per gli uomini?” è quella di Bankitalia che dimostra come un allineamento del nostro Paese all’obiettivo di Lisbona (tasso di occupazione femminile al 60%) porterebbe a regime una crescita del Pil del 7%: una donna con reddito non contribuisce solo al benessere familiare, ma anche alla massa fiscale e previdenziale, nonché alla domanda di servizi di cura alle persone. Senza considerare che, in questo circolo virtuoso rientra, oltre al reddito, anche occupazione e imprenditoria aggiuntiva . Interessante anche quella realizzata da Andrea Ichino – Università di Bologna – e Alberto Alesina – Harvard University "Un dito tra moglie e marito: quanto incide la famiglia nelle scelte professionali?", che  sottolinea la necessità di ridistribuire i compiti all’interno del nucleo familiare e propone una tassazione differenziata del lavoro femminile. Proposta della quale avevo già avuto modo di scrivere. Infine l’indagine ‘Women Matter 2011’ realizzata da Mckinsey & Company fotografa una certa sensibilità delle aziende italiane per i programmi di gender diversity, ma ne registra anche l’impatto limitato. Appena disponibili, le allegherò a questo post.
Limpegno di ValoreD è di fare cultura sul tema e di farsi promotore delle  tre proposte formulate a conclusione dei lavori per aumentare l’occupazione femminile, riequilibrare i carichi familiari e garantire una maggiore rappresentanza femminile nelle posizione di vertice delle aziende.

  • Anna |

    Grazie Andrea, avevo anticipato lo studio di Italia Lavoro visto che ho moderato la tavola rotonda del Cnel quando è stato presentato. Lo studio dice che “nel nostro Paese quasi metà della popolazione femminile in età lavorativa non lavora e non cerca un’occupazione (48,9%)”. Sono le così dette scoraggiate che in termini statistici non significa che non hanno voglia di lavorare, ma che non lo ricercano attivamente – iscrivendosi cioè alle classiche liste di disoccupazione – o che non sono temporaneamente disposte a lavorare perché hanno problemi a trovare un lavoro che si concilii con i loro impegni famigliari.

  • Andrea |

    signora Zavaritt vada a leggersi l’indagine di questi giorni elaborata da italia lavoro.
    qualche settimana fa mi aveva detto che le donne cerchino lavoro in massa e che l’inattività non sia una scelta.
    poi ne riparliamo magari alla luce dei dati che mostrano l’opposto di quel che crede lei.

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