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Welfare o workfare nella riforma del mercato del lavoro?

Si limita ad una pagina e mezza l'intervento del Governo per l'occupazione femminile, nel documento "La riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita" presentato una settimana fa. Alla voce "Incentivi per una maggior inclusione delle donne nella vita economica" ci sono in sostanza tre misure previste: re-introduzione di misure, in via semplificata, per contrastare le dimissioni in bianco; paternità obbligatoria di tre giorni consecutivi per i papà, da utilizzare entro i primi 5 mesi di vita del bambino (finanziati con il fondo per il finanziamento di interventi a favore dell’incremento dell’occupazione giovanile e delle donne, comma 27, art. 24, L. 214/11); e voucher  baby sitting per le donne che non utilizzeranno il congedo facoltativo e rientreranno dopo la fine dell'obbligatoria (con durata di 11 mesi e ammontare variabile in base all'ISEE). E' su quest'ultimo punto che mi vorrei soffermare: il Governo è convinto che " la mancanza e il costo elevato dei servizi di supporto nelle attività di cura rappresentano un ostacolo per il lavoro a tempo pieno e per l’ingresso nel mercato del lavoro per migliaia di donne".  Ma per affrontare questo problema, si concentra non tanto sul welfare – ovvero sulle misure che permettono un benessere bilanciato tra vita famigliare e vita lavorativa -ma sul workfare ovvero su misure che liberano tempo "privato", come la cura dei figli, da dedicare invece al lavoro a tempo pieno. Perché al posto di incentivare la delega della genitorialità – di fatto la misura supporta e premia la madre che a 3 o 4 mesi lascia il figlio con una tata – non si lavora invece sulla ben più critica e cruciale riorganizzazione del lavoro? Un enigmatico accenno nel testo c'è e prevede " misure atte a garantire maggiori servizi e una organizzazione del lavoro tali da consentire ai genitori una migliore assistenza dei propri figli, rafforzando contestualmente la tutela della genitorialità". Ma di fatto non c'è nessuna specifica quanto -  come succede in altri Paesi europei – alla possibilità per esempio di ottenere un part-time fino al primo o terzo anno di vita del bambino per le madri che rientrano dopo l'obbligatoria (e non si tratta solo di part-time ma di telelavoro, banca ore, etc..); o all'ipotesi di supportare forme flessibili di lavoro che favoriscano la conciliazione dei tempi, se non a livello economico almeno attraverso un confronto costruttivo con le imprese.
A pensar male si potrebbe dire che ha vinto la "lobby dei voucher",  cioè delle aziende che producono e vendono servizi e buoni salva tempo, nel senso che riducono quello che uno dedica alle sfera privata sostituendosi a lui (dal maggiordomo alla baby sitter appunto) per consentirgli di stare di più in ufficio. Certo, per le aziende è forse più oneroso ma estremamente più facile concedere in via unilaterale benefit di questo tipo piuttosto che ragionare su una riorganizzazione/ flessibilizzazione dell'orario di lavoro. Ma se si parla con i dipendenti, si capisce come questa scelta rischi non solo di non essere sempre capita – o condivisa – ma anzi di indispettire. Insomma benefit che sono percepiti come palliativi per non venire incontro  alle reali esigenze dei dipendenti. Scarica Riforma_mercato_lavoro

  • opendoor |

    vi segnalo nuovamente che il commento oggi presente a questo articolo non è coerente, ma sembra invece una pubblicità.
    Vi chiedo anche notizie sulla pubblicazione del mio commento di una settimana fa, pertinente al tema.
    grazie.

  • opendoor |

    vi segnalo che il commento di tom del 30 marzo 2012 è una pubblicità di un documento tecnico che non centra nulla con il vostro articolo.

  • tom |

    una segnalazione d’interesse, auspicando una migliore definizione della correttezza dei rapporti professionali anche con i costruttori. Uncsaal, l’associazione confindustriale dell’involucro edilizio ha reso disponibile on-line la pubblicazione UX80 – Linee guida per la contrattualistica negli appalti per le facciate continue e serramenti, alla quale i principali costruttori italiani di facciate continue e serramenti faranno riferimento:
    http://www.uncsaal.it/in_evidenza/in_evidenza/contrattualistica-per-facciate-e-serramenti.html

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