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Risorse sprecate (e disponibili)

Ci sono risorse che sono inutilizzate, ma basterebbe poco per metterle a frutto rispondendo non solo ad un loro bisogno ma ad una domanda del mercato. Parlo di risorse umane, e la mia riflessione parte dall'articolo di Pietro Ichino di oggi sul Corriere della Sera. Da un lato quasi mezzo milione di posti di lavoro che restano vacanti per mancanza di personale qualificato e imprenditori scoraggiati, che sono sotto staff ma non cercano più perché sono sicuri di non riuscire a trovare la persona giusta. Dall'altro un tasso di disoccupazione in crescita e il dato allarmante che  per ogni disoccupato ce ne sono tre scoraggiati, ovvero che sarebbero anche disposti a lavorare ma non trovano offerte che corrispondano alle loro esigenze ed attese. E' sul quel "basterebbe poco" che si dovrebbe interrogare, seriamente. La risposta di  Ichino, esperto del mercato del lavoro, è questa: serve un "accompagnamento attivo" del candidato verso le aziende del territorio che cercano, sul modello dell'outplacement. Visto che il problema tocca particolarmente le donne – ancora "peggio" se mamme – vi do anche la mia, da mamma che lavora e con anni di osservazione sull'occupazione femminile alle spalle: per utilizzare queste risorse qualificate, motivate servono nuove formule e nuovi strumenti di lavoro. Un esempio? Un annuncio per public relations e ufficio stampa, a tempo pieno, minimo due anni di esperienza. Una mamma che di anni ne ha il doppio si candida perché il posto di lavoro è vicino, e conosce bene il settore. Solo che propone, vista la sua esperienza, di lavorare in maniera più flessibile senza essere in ufficio tutto il giorno. Come credete che vada a finire? La società prenderà un junior al quale deve insegnare tutto, ma che sta in ufficio 14 ore al giorno, a disposizione. E la mamma se ne sta a casa, con il suo "bagaglio" professionale al quale non riesce a dare la forma giusta. Ben venga allora l'outplacement se è uno strumento attivo non solo verso il candidato ma anche verso le società per trovare l'"incastro giusto", che conviene ad entrambi.

  • Paolo Botto |

    Invece di scrivere incomprensibili banalità (che qualche mio amico, non condiviso da me, ha assurdamente definito “idiozie”) quali:
    “Da un lato quasi mezzo milione di posti di lavoro che restano vacanti per mancanza di personale qualificato ”
    sarebbe molto più utile per tutti e più convincente per il lettore indicare l’indirizzo reale anche di solo l’1 per mille di tali posizioni lavorative realmente vacanti e disponibili per un lavoro – a lavoratori idonei e disponibili – con normali condizioni (per quanto competitive!) contrattuali.
    Io credo che con tali affermazioni non appoggiate da fatti e dati concreti e reali, non si vada da nessuna parte e si prenda in giro chi qualificato e disponibile ad altra autoformazione, spende notte e giorno per cercare una proposta di lavoro seria, a qualunque livello di specializzazione o despecializzazione.
    Se si cercano degli operatori ecologici (spazzini) o degli “spaccapietre”, che si cerchino con un linquaggio ed una modalità di comunicazione idonea ad essere compresa dai potenziali lavoratori e i posti non resteranno vacanti a lungo…(a meno che in realtà l’offerta sia un trucco e non tutto sia come dichiarato!)
    Lo stesso vale per qualunque ruolo: operatori del settore sanitario o addetti alle barberie, o ogni altra specializzazione o despecializzazione.
    Evitiamo tutti insieme di credere alle fiabe e diffondiamo notizie vere e concrete; il sistema da questa concretezza e semplificazione ne può solo trarre vantaggi.
    Siamo seri e non prestiamoci, tutti insieme, a questi giochi non sempre seri!

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