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Scoraggiamento e cura dei figli, ecco l’inattività al femminile

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Rileggendo a freddo i dati Istat diffusi ieri sulla disoccupazione, colpisce non solo  il dato dei 2 milioni e 897 mila persone scoraggiate, cioè che desiderano ma non cercano attivamente un impiego -  una cifra mai raggiunta prima dall’Italia e tre volte superiore alla media europea -  ma anche il fatto che per la metà il motivo è un vero e proprio scoraggiamento, che colpisce più le donne (44,4%) che gli uomini (39,9%). C'è infatti un atteggiamento di genere difronte alla crisi, per quanto sia possibile generalizzare: gli uomini in "standby" lo sono anche perché aspettano gli esiti di precedenti ricerche o dell'attività di networking (26,3% degli inattivi uomini, contro il 14% delle inattive donne), mentre se si parla di cura dei figli la percentuale delle donne è più che tripla rispetto agli uomini (19,5% contro 6%). C'è anche però un altro dato: davanti alla crisi le donne hanno tirato fuori la grinta, forse più semplicemente sono già abituate a rimboccarsi le maniche e quindi le scoraggiate sono "solo"  32mila in più nel 2011 (dal 16,6 al 16,8% della forza lavoro), mentre la crescita è stata molto più forte tra gli uomini (dal 7,2 al 7,9%, con un incremento di 101mila unità). Si conferma anche il paradosso tutto italiano del part-time: chi ce l'ha vorrebbe lavorare di più – il cosiddetto part-time involontario – mentre chi lo vorrebbe spesso se lo vede negare. Scarica Istar Disoccupati, inattivi, sottoccupati