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Paternità, parità salariale ma dov’è finita la flessibilità?

Nel DDL lavoro che ha ottenuto poco fa il via libera della commissione Lavoro del Senato ci sono alcune misure di forte impatto mediatico che riguardano il grande tema dell'occupazione femminile e materna. Per esempio la misura "papà per un giorno", ovvero una singola giornata di paternità obbligatoria, che sarà introdotta in aggiunta – e non in maniera alternativa – al congedo facoltativo a disposizione dei genitori. Una misura quindi costosa – chi se ne assumerà l'onere? – e che personalmente ritengo di dubbio impatto sulla cultura della distribuzione dei carichi di cura in famiglia. Altra misura che è subito piaciuta ai media quella della parità di salario tra uomini e donne con pari incarichi entro il 2016. Nulla è detto – o meglio si sa (il testo sul sito del Senato non è ancora stato caricato) – su come si arriverà a questo obiettivo, e quanto costerà. Molto più semplice e a "impatto (finanziario) zero" sarebbe stato invece far tesoro delle migliorie proposte dal Ministro Riccardi. In primis la frazionabili oraria del congedo facoltativo, che avrebbe permesso ai neo-genitori un rientro più graduale dopo la maternità, garantendo continuità professionale e senza gravare economicamente sulle aziende. Con il vantaggio aggiuntivo di stimolare una riorganizzazione delle modalità  di lavoro. Così come la possibilità – anche solo su base volontaria – per le donne in congedo di maternità di partecipare a concorsi interni, procedure selettive e corsi di formazione avrebbe contribuito a rafforzare la professionalità al posto di creare un momento di "esclusione obbligatoria". Ma queste misure sono meno immediate – proprio perché più sostanziali -e quindi forse meno spendibili nell'arena politica. Pronta a ricredermi adesso che il provvedimento passa all'esame dell'Aula.