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Using gender diversity as an asset

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Ecco il sito dove potrete ritrovare i contenuti dell'interessante tavola rotonda dedicata alla gender diversity al Forum mondiale dell'economia di Davos. Un Forum dove si è parlato molto del ruolo delle donne, per la prima volta protagoniste con incarichi rilevanti, come Christine Lagarde, numero uno del Fmi, ex ministro delle Finanze francese. Si è parlato di quote rosa ma anche di diversità in senso più lato, sono solo come "soglia" da raggiungere ma come arricchimento – quello della presenza femminile delle donne in ruoli dirigenziali – da non perdere, perché utile e redditizio. E si è analizzato il fenomeno nella sua complessità: la diversità di genere ha radici profonde e multiple ed è togliendo questi vincoli che, al di là di numeri e target, si libererà il potenziale femminile. Il freno  più evidente è un'organizzazione del lavoro con ritmi e modelli molto maschili.

Sheryl Sandberg
Ma ad un livello più personale ed inconscio gioca anche il vincolo legato a forti stereotipi tutt'ora diffusi tra i bambini e i ragazzi, come ha sottolineato Sheryl Sandberg dirigente di Facebook portando un esempio emblematico: «Immaginate una maglietta per bambini. Su quella per i maschietti c’è scritto “sono intelligente come papà”, su quella per le bambine “sono bella come la mamma”. Mi piacerebbe si trattasse del 1950, ma l’ho vista l’anno scorso».  Sempre a livello personale molto gioca anche l'auto-esclusione, il passo indietro che molte donne fanno difronte ad una prospettiva di carriera, perché non si sentono adeguate o non si riconoscono nel modo in cui quel ruolo viene vissuto. Per Sandberg è importante che cambi la mentalità nelle aziende, ma la rivoluzione da fare è culturale. «Tutti gli studi scientifici dimostrano che c’è una correlazione tra il successo e la popolarità ed è negativa per le donne e positiva per gli uomini. Le donne, più fanno carriera, meno sono amate. E, fateci caso, quante volte avete sentito dire di una donna potente: “è brava, ma che brutto carattere” o “è brava, ma un po’ aggressiva”?». E poi c'è il freno dell'attuale organizzazione della società, della divisione dei carichi di cura in famiglia che assume una dimensione sociale perché è diffuso e crea segregazione occupazionale. Come ha riassunto bene Laura Liswood vice presidente della World Economic Forum Agenda for Women Empowerment se la domanda "Le donne possono avere tutto?" è un buon argomento di discussione la risposta ha almeno quattro risposte: si, se c'è un cambio di passo personale delle donne, famigliare di condivisione dei ruoli, organizzativo sul lavoro e istituzionale di supporto al cambiamento. Altrimenti restano singoli casi di successo "incredibili" perché unici e non replicabili.