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Quali flessibilità è meglio incentivare per la produttività

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Un approfondimento legato alla produttività e al legame con la flessibilità, intesa per l'azienda come necessaria adattabilità alle esigenze produttive e intesa invece spesso dal dipendente come un benefit per poter conciliare meglio vita privata e vita professionale. I due interessi possono essere convergenti? Le nuove norme sui premi di produttività vanno in questo senso? A queste risposte risponde l'ultimo numero di Arel, in particolare l'articolo di Luciano Pero e Anna Ponzellini. Che contiene un'analisi sintetica ma molto precisa  degli ultimi vent'anni, dove in l'Italia " le risposte alle crescenti esigenze di flessibilità produttive imposte dalle tecnologie e dai mercati si sono concretizzate attraverso l’aggiunta di turni (rigidi), una flessibilità stagionale/multiperiodale limitata, un uso molto controllato (attraverso il regime dei “tetti”) del part time e, al contrario, una crescente permissività nell’uso degli straordinari". E che indica come l'obiettivo della nuova norma sulla produttività "potrebbe essere quello di realizzare una flessibilità oraria “di sistema” come quella negoziata negli accordi tedeschi ma anche in eccellenti accordi aziendali italiani (Zf, Italiana Assicurazioni, Endress-Hauser, Luxottica, Zanussi, Nestlé, Ferrero ed altri)". Da leggere:  Scarica Arelnovembre-dicembre 2012