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Oltre le quote rosa

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Analizzando il database dell'Ocse sull'equità di genere – un database aggiornato e dettagliato per educazione, tasso di occupazione ma anche qualifiche e carichi di cura non retribuiti – mi ha colpito il dato su "senior manager" cioè quelle persone che non per forza sono nel Cda ma hanno un ruolo direzionale importante (nel grafico la % di uomini e donne che hanno la carica di senior manager in base alla International Standard Classification of Occupations, sul totale dei dipendenti). E che spesso "fanno la differenza" nella gestione quotidiana dell'azienda. In Italia sono pochissime (il 2% sul totale dei dipendenti di un'azienda), la metà rispetto agli uomini (5%), senza  alcuna progressione, seppur lenta, nel tempo. Questo significa che nonostante l'aumento del livello e della qualità dell'istruzione, nonostante l'aumento dell'occupazione femminile le donne restano nella "parte bassa" della piramide aziendale. Farle allora fare un triplo salto mortale per inserirle in maniera forzosa nei Cda ha un senso? Davvero avere una sedia nella stanza dei bottoni, senza deleghe esecutive (!) rappresenta un modello di leadership che altre donne potranno replicare? La domanda non è retorica, io sono personalmente combattuta sul tema: da un lato riconosco che è necessario far crescere le donne in ruoli apicali perché ne hanno le competenze – lasciarle da parte è un'utilizzo non funzionale  e non efficiente delle risorse  – e perché rappresenterebbero dei modelli positivi per molte altre; dall'altro però non credo che inserirle per legge e sopratutto così "in alto" ma senza ruoli davvero esecutivi non le renda comunque modelli visibili ed emulabili da altre donne. La vera differenza la si fa più in basso, tra il management che non deve indire riunioni alle 19, che non deve alzare il sopracciglio se un giorno lavoriamo da casa per esempio. Ma come fare a centrare questo obiettivo? Una riflessione aperta , da tempo,  anche su questo blog.  Attendo spunti! 

  • ester bacci |

    Carissima amica giornalista,
    io sono stata una delle prime donne ad entrare nel Ministero delle Finanze nel lontano 1973 e non le dico la fatica, non per fare il manager, ma per fare il travet, ed entrare tutti i giorni a lavorare in un ambiente ostile
    Ora ho sessantadue anni e l’Agenzia dell’Entrate ha fatto fare un corso e-learning al personale sulla parità da consuntivare in due ore, ci pensa in due ore, la normativa europea, italiana, la problematica tutto due ore, da qui l’importanza che danno all’argomento.

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