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Family responsibilities main cause of inactivity of women

Se "metter su famiglia" è ancora responsabilità quasi esclusiva delle donne, è chiaro che la loro partecipazione nel mondo del lavoro è compromessa. E di fatti gli ultimi dati Eurostat mostrano che nella fascia di età tra i 25 e i 54 anni il tasso di inattività degli uomini (8,4%) è quasi un terzo rispetto a quello femminile (21,1%). Analizzando le motivazioni, la metà delle donne che restano a casa dichiara di farlo per ragioni famigliari e carichi di cura (9,4% sul 21,1% totale) contro lo 0,5% degli uomini. Ma gli stereotipi la fanno da padroni anche "al contrario":  i papà di famiglia – il classico modello del bread-winner che porta a casa la pagnotta – si danno più da fare (solo il 4% di loro è inattivo) rispetto agli uomini della stessa classe di età che non hanno figli (9,7% il tasso di inattività). Ed è chiaro che una volta uscite dal mercato del lavoro, rientrare è difficile: la metà (55,4%) delle donne tra i 55 e i 64 anni non lavora, mentre gli uomini sono sensibilmente di meno (39,8%). Il report a questo indirizzo


 Più in generale, l'Italia è 5 punti percentuali (al 20,4%) sopra la media europea (15%) nel differenziale di occupazione di genere.  Peggio di noi solo Malta (30.2 %) mentre perfino in Grecia (19%) la differenza tra la percentuale di uomini e donne che lavorano è inferiore. Nel 2012 solo l'8,4% degli uomini tra i 25 e i 54 anni era inattivo, mentre il dato triplica per le donne (21,1%); e se in questa fascia d'età – quella in cui si "mette su famiglia" – il differenziale di occupazione aumenta un po' ovunque, in Italia arriva al 33,6% ancora una volta il dato peggiore insieme a Malta (41,6%) e Turchia (63,3%).