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Gender balance won’t change until gentlemen currently in power want it to

Ancora una volta molto interessanti le considerazioni di  Avivah Wittenberg-Cox - per chi non la conoscesse vera e propria guru della leadership al femminile – in merito ai processi di selezione e crescita all’interno di un’azienda. In sintesi spiega come sia inutile se non dannoso insegnare alle donne a “farsi avanti” – parafrasando il libro (per altro molto interessante) "Lean In" di Sheryl Sandberg, a capo di Facebook – senza insegnare allo stesso tempo ai manager come riconoscere il talento, correggendo stereotipi di genere e comportamenti non imparziali. Perché, come mostra la recente ricerca “Women Who Can Do Math Still Don’t Get Hired”, a parità di competenze un uomo ha attualmente il doppio delle chances di essere assunto di una donna. 

“In Western companies, a preference for a masculine style of leadership is deeply ingranded – scrive l'autrice -  largely unconscious and realiby self-enforcing.  The only hope of overcoming anything unconscious is to make it conscious. So self-awareness and understanding is the key challenge for any organization that really wants to change its very human and natural preference to reproduce itself in its own image”.

Come si fa allora a cambiare le regole del gioco, perché tutti possano giocare, e vincere? La ricetta di Avivah Wittenberg-Cox è semplice ed efficace:

  1. risettare l’approccio alla Diversity non come “di cui” delle politiche hr ma come punto strategico di business;
  2. (in)formare i manager uomini che prendono le decisioni, e non solo supportare e stimolare le donne a fare carriera;
  3. ridefinire i parametri di valutazione dei candidati, per renderli più completi ed inclusivi.

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